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La Ragazza Che Non Scriveva Un Fico Secco

Negli ultimi tempi, più che "La Ragazza Che Scriveva Troppo", potrei farmi chiamare "La Ragazza Che Non Scriveva Un Fico Secco".
Non che il materiale mi manchi.
Una pila di bozze di cui non è ancora arrivato il tempo di vedere luce.
Ok, lo ammetto, sono settimane, se non mesi che non scrivo niente.
Beh, se non contiamo quaderni e quaderni di appunti dell'Università.
Ma dove è finito quel fuoco che mi bruciava dentro?
Quello che dovevo fare fuori uscire attraverso le mie parole.
Dove sono finite le emozioni forti?
Quelle che dovevo scrivere per vederle sempre vive.

Colpa

Non riesco proprio a capirne il perché.
Sembra che qualunque cosa io ultimamente faccia, non vada mai bene.
Come se ogni giorno mi macchiassi di chissà quale colpa.
Una colpa in cui lasciarmi.
Come se non valesse la pena farmene partecipe.
Come se qualunque cosa io possa voler fare per porre un qualche tipo di rimedio sia inutile.

E i miei occhi, semplicemente, non riescono a vederlo.

Mosso Da Te

È buffo come tu, che sei così lontano, sia spesso l’interlocutore di ogni mio discorso.
Come se, nonostante tutto, io possa trasmetterti comunque le mie parole.
Anche se molte di loro non te le dirò mai.
Una parte di me sa che puoi darmi qualcosa di buono anche tu.
O forse ci spera soltanto.
O il buono che mi dai è il buono che di me fai uscire.
Sono questi pensieri, che affollano folli la mia testa.
Vogliono uscire per trovare un loro posto.
Per trovare un senso una volta messe giù.
Sembra che ogni cosa sia condotta da una forza maggiore.
Qualcosa che viene da fuori.

E tutto questo, ora, è mosso da te.

Normale

Non vi è mai saltato in mente di voler essere "normali"?
Non so, uscire la sera, andare in un locale con gli amici...
Essere presa in macchina sotto casa e riportata la sera.
Uscire a mangiare, andare al mare, fare una gita, guardare le stelle...
Avere tante cose da raccontarsi.
Ci sono così tante cose che nella vita si possono fare e non mi voglio accontentare.

Arte Con Oggetti Di Tutti I Giorni

Si Consumano Così

Ormai tutte le nostre conversazioni si consumano così.
Tra un "buongiorno", una "buonanotte" e, ogni tanto un "buon appetito".

Ormai non mi ricordo neanche più quando è stata l'ultima volta che ti ho sentito.
O anche solo l'ultima volta che abbiamo fatto un discorso che si possa definire tale.

E sono sempre la fottutissima rompi palle.
Non dovrei nemmeno dirlo.
Ma ogni tanto mi piace fare i miei "monologhi".
Che sia per gli affari miei, ma va beh.

Avevo bisogno di parlarti, volevo chiederti delle cose...
Sono giorni, se non di più che non riesco a parlarti.

Davvero, ti giuro, non devi sentirti obbligato in nessun modo a parlare con me.
Non è che per il passato sei costretto ad avermi nel tuo futuro.
Anche solo come "persona con cui scambiarsi due parole".

Mi dispiace per quando abbiamo smesso di parlarci per quel mese e dieci giorni.
Anche se adesso qualcosa ce la diciamo, la situazione non sembra molto differente.
Forse è solo peggio, perché uno rimane in sospeso le ore e, ormai, tutto il giorno.

Puoi dover fare qualunque cosa, ma se uno vuole il tempo lo trova.
Io studio tutto il giorno, vado a lezione, devo dare esami, tirocinio e tutto.
Eppure, se mi parli, ti rispondo.
A meno che non capisca che tanto tu non ci sarai.

Non so assolutamente come fare uscire bene questo pensiero.
Oggettivamente, non voglio lamentarmi, giuro!

Nel senso, è ovvio, tu fai quello che vuoi.
Non ho mai preteso niente, mai.
Lo sai.

Il fatto è che, se ci tenessi davvero, non ci sarebbe nemmeno bisogno di tutto ciò.
E puoi essere "strano", o definisciti come vuoi, finché vuoi!

Comunque sappi che ci ho provato.

E anche se potrebbe non portare nulla di buono, io ti scrivo lo stesso.
Prima o poi leggerai e, magari, risponderai.

Buonanotte.

Nessuno Mi Conosce

Ed è stando sdraiata a letto, non riuscendo a prendere sonno che l'ho realizzato.
Non mi conosce nessuno.
Non per essere fatalista, ma diamine.
Se io in questo momento scomparissi, che cosa direbbe la gente di me?
Per i miei compagni di Università, probabilmente, sarei quella asociale.
Per un gruppo di persone sarei quella candida brava ragazza fragile e in perenne pericolo.
Per altri sono la carnefice, una stronza.
Alcuni mi considerano simpatica, altri proprio antipatica, mentre taluni rimangono straniti dell'umorismo che mostro loro.
Per certi sono una nerd patentata o una fan sfegatata, mentre coloro che lo sono veramente mi considerano una noob.
O su un lato o su un altro.
Sto sempre dalla parte opposta rispetto agli altri.
Mai dalla parte giusta.
Tutti si sono fatti, bene o male, un'idea di me.
E forse, in po' inconsciamente, mantengo la parte che mi è stata affidata.
Non so perché.
Forse perché è più facile così.
È più facile essere consci di cosa la gente pensa di te.
Probabilmente ti aiuta a sapere anche come comportarsi con loro.
In sostanza, però, così con ognuno devo mantenere una determinata parte.
E alla fine?
Alla fine non ho nessun amico fidato.
Nessuno a cui raccontare la mia giornata, le mie cose, la mia vita.
E in sostanza, nessuno mi conosce.
E forse non mi conosco esattamente neanche io.

Essere Genitori



















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