Ormai tutte le nostre conversazioni si consumano così.
Tra un "buongiorno", una "buonanotte" e, ogni tanto un "buon appetito".
Ormai non mi ricordo neanche più quando è stata l'ultima volta che ti ho sentito.
O anche solo l'ultima volta che abbiamo fatto un discorso che si possa definire tale.
E sono sempre la fottutissima rompi palle.
Non dovrei nemmeno dirlo.
Ma ogni tanto mi piace fare i miei "monologhi".
Che sia per gli affari miei, ma va beh.
Avevo bisogno di parlarti, volevo chiederti delle cose...
Sono giorni, se non di più che non riesco a parlarti.
Davvero, ti giuro, non devi sentirti obbligato in nessun modo a parlare con me.
Non è che per il passato sei costretto ad avermi nel tuo futuro.
Anche solo come "persona con cui scambiarsi due parole".
Mi dispiace per quando abbiamo smesso di parlarci per quel mese e dieci giorni.
Anche se adesso qualcosa ce la diciamo, la situazione non sembra molto differente.
Forse è solo peggio, perché uno rimane in sospeso le ore e, ormai, tutto il giorno.
Puoi dover fare qualunque cosa, ma se uno vuole il tempo lo trova.
Io studio tutto il giorno, vado a lezione, devo dare esami, tirocinio e tutto.
Eppure, se mi parli, ti rispondo.
A meno che non capisca che tanto tu non ci sarai.
Non so assolutamente come fare uscire bene questo pensiero.
Oggettivamente, non voglio lamentarmi, giuro!
Nel senso, è ovvio, tu fai quello che vuoi.
Non ho mai preteso niente, mai.
Lo sai.
Il fatto è che, se ci tenessi davvero, non ci sarebbe nemmeno bisogno di tutto ciò.
E puoi essere "strano", o definisciti come vuoi, finché vuoi!
Comunque sappi che ci ho provato.
E anche se potrebbe non portare nulla di buono, io ti scrivo lo stesso.
Prima o poi leggerai e, magari, risponderai.
Buonanotte.
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