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Tutti I Giorni La Stessa Storia

Tutti i  giorni la stessa storia.
La sveglia suona invana.
Anche quando attira la mia attenzione.
La spengo e mi rigiro.
Prima o poi mi alzo.
In perenne ritardo indosso ciò che trovo.
Fetta biscottata in bocca esco di casa.

Correre dietro all'autobus è ormai il mio sport.
Aspettare i mezzi mi da sui nervi.
Piuttosto vado a piedi.
Sul bus, con fare da equilibrista, mi reggo in piedi tra un uomo che freneticamente cerca un buco nella sua agenda e una vecchietta con il carrellino per il mercato che cerca di attaccare bottone con chiunque faccia l'errore di guardarla e rispondere al suo sorriso.
Con le cuffie nelle orecchie cerco di isolarmi dal mondo.
A volte mi sembra di essere in un film.
Immagino mille scenari differenti.
Ficco il naso in un libro che mi porto dietro per ingannare il tempo.
Odio stare a far nulla.

Assorta nel mio mondo, quasi perdo la mia fermata.
Cammino velocemente anche quando non ne ho motivo.
Meglio fare prima che perdere tempo rallentando.
Arrivo a destinazione, solitamente "giusto in tempo".
Non mi piace aspettare.
Probabilmente è per quello che arrivo sempre dopo.

Faccio quello che devo fare.
Ogni giorno le stesse cose.
Ogni piccolo cambiamento o imprevisto cerco di godermelo come quando si cerca di godere di un filo di vento in quelle sere d'estate.

Forse sono strana io.
La tranquillità non mi piace.
Forse è per quello che mi caccio sempre nei guai.
Che siano loro a trovare me o io a cercare loro.
Mi piacciono le persone strane, particolari.
Anche quelle portano problemi.
Sto realizzando che sono masochista.
Non me ne ero resa conto prima.
Ora si spiega la mia insistenza nel frequentare persone che mi feriscono.
Sto divagando troppo, seguendo i miei pensieri.
Malati.

Ma i cambiamenti non arrivano mai.
Almeno non quando li vuoi.
Così ci accontentiamo di quello che viene.
Sempre le stesse cose.
Ormai ci ho fatto l'abitudine.
Tornando a casa me la prendo più con comodo.
Non c'è nessuno che mi corre dietro.
Almeno di solito è così.
Mi rendo conto di quanto è orribile avere fretta.
Mi prendo un momento per me.
Semplicemente: passeggio.

Non mi importa se passa l'autobus.
Non mi importa se mi fanno male i piedi.
È quel momento in cui voglio stare solo con me stessa.
Nessuno può togliermelo.
Non lo permetterei.
A volte penso.
A volte la mia mente è vuota.
Mi guardo intorno.
Il mondo è così strano.

Osservo tante persone, ognuna con la propria vita, i propri pensieri, le proprie preoccupazioni...
Cosa frulla nella testa del ragazzo che passa in moto?
E nella testa della donna che sta tornando dal supermercato?
Magari è soddisfatta degli acquisti o forse pensa a tutt'altro...
Ai figli, alle bollette da pagare, al marito che sente distante...
Forse abita da sola, ma non avrebbe comprato tutti quei biscotti.
Da quello che dicono, le donne cercano di contenersi col cibo.
Acquistare tutto ciò che vedevo sporgere dalla sua borsa non avrebbe aiutato.
Io non mi sono mai posta questi problemi.
Forse dovrei, ma non sembra essere nella mia natura.

Prima che me ne accorga sono arrivata davanti al portone di casa.
Troppo presto per i miei gusti.
Avrei bisogno di camminare un altro po', ma è tardi.
Probabilmente mi staranno già aspettando per cenare.
Apro il portone con le ciavi.
Evito di annunciarmi citofonando.
A meno che non ce ne sia motivo.

Salgo per le scale.
Da qualche tempo a questa parte ci ho preso gusto.
Prima era una scelta obbligata.
L'ascensore rotto costringeva tutti a farlo.
Anche se ora l'hanno aggiustato non lo sento più indispensabile.
Almeno quando non ho borse da portare su.
Abitando al penultimo piano sarebbe una sfida troppo grossa per la mia pigrizia repressa.
Arrivata all'ultimo scalino non mi sembra di sentire la fatica, ma ansimo un po'.
Scavalco il cane della vicina che è sempre deciso a non farmi passare.

Entro a casa.
Di solito la cena è quasi pronta.
Altrimenti è perchè devo andare a fare la spesa.
Il tempo di lavarmi le mani e sono seduta a tavola.
La cena è il momento preferito da mia madre.
Essere tutti lì nello stesso momento.
Intorno a un tavolo a parlare della propria giornata.
Non mi piace raccontare di ciò che ho appena vissuto.
Mi piace tenere le cose per me, almeno all'inizio.
Metabolizzo e sono pronta a conversare.

Sono una chiacchierona.
Così dicono.
Vado a periodi.
Questo è un periodo in cui potrei non proferire parola per giorni se non per qualche emergenza.
Ma comunicare è indispensabile.
Parlo.
Forse è la parte asociale che c'è in me che cerca di addomesticarsi.

Finito di mangiare ognuno torna a fare le proprie cose.
A volte ci ritroviamo insieme sul divano per un film.
Ultimamente non succede più.
Un po' mi manca.
Io torno al mio libro della mattina.
Oppure  trovo qualcosa di decente in tv.
Non lo trovo quasi mai.
Spesso mi metto a scrivere.
Di solito  l'ispirazione mi viene sempre nei momenti meno addatti.
Quasi sempre quando non ho possibililtà di sfogare la mia voglia.
Ultimamente sempre dopo essermi infilata sotto le coperte.

La serata è lunga quando ti annoi.
Troppo corta quando hai bisogno di tempo.
Questa è una di quelle lunghe, probabilmente.
Non mi accorgo del tempo che passa.
Il sonno non arriva.
Anche quando le ore passano.
Ora dopo ora si fa notte.
Poi notte fonda.
Pure se mi dovessi svegliare presto l'indomani.
È qualcosa più forte di me.
In ritardo anche per dormire.
Quando mi decido è sempre troppo tardi.
Quelle poche volte che sono andata a letto presto il giorno dopo mi sono svegliata con due occhiaie, mal di testa e più sonno di prima.
L'ho detto che sono strana.
È quando sono sdraiata a letto e voglio dormire che tutti i pensieri e i problemi del mondo mi affiorano alla mente.
Più voglio dormire meno dormo.
Obbligarmi non porta a niente.
Tanto vale che seguo i miei pensieri.
Magari portano a qualcosa i interessante.

Incredibile la "coerenza" con la quale spazio da un argomento all'altro grazie al più stupido e insignificante filo conduttore.
Mi sento intontita, confusa.
Ormai i miei pensieri non hanno più senso.
Gli occhi li tenevo aperti a fissare il soffitto neutro, bianco, insignificante attaccato al quale c'era un lampadario che fino a pochi secondi prima trovavo interessante.
Ora si chiudono da soli.
È inutile combattere.
Sarà la volta buona che mi addormento.
Se ho la forza di pensarci non lo è.
E tra questi dubbi i miai pensieri si spengono.
Cado tra le braccia di Morfeo che è intenzionato a cullarmi fino a quando l'odiosa sveglia con il suo gracchiare da corvaccio mi strapperà da lui.

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