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Attendere

 Attendere.

Quanto tempo della nostra vita passiamo ad attendere?

Quell'autobus, quell'evento, quel messaggio, quella persona.

Come in una partita a scacchi, effettuiamo la nostra mossa e attendiamo.

Abbiamo fatto ciò che sentivamo: la prossima mossa spetta all'altro.

Difficilmente si può tornare indietro, difficilmente si può aggiustare il tiro.

A volte sembra che l'unica cosa che possiamo fare è attendere.

Ma a me l'attesa stanca, logora, distrugge, consuma.

E, in attesa della mossa dell'altro, cerco di ingannare il tempo quando, in realtà, cerco di ingannare soltanto me, illusa che ogni minuto in attesa valga la pena.

Intanto il tempo passa e le energie diminuiscono e intanto che le lancette scorrono e mi siedo mi rendo conto che l'unica cosa che devo fare è smetterla di attendere.

L'unica cosa che devo fare è andare avanti.

Chiedo scusa

 Chiedo scusa a tutte le persone della mia vita a cui non ho mai dato davvero piena fiducia, anche quando non avevano ancora fatto nulla per meritarlo. 

Chiedo scusa a tutti voi che ho fatto entrare nella mia vita, ma soltanto un po', mantenendo sempre un passo di distanza. 

Chiedo scusa per avere logorato le cose dal principio iniziandole, ma cronometrando il tempo in cui ci saremmo detti addio. 

Chiedo scusa a me stessa per non essermene mai resa conto prima, ma chiedo ancora più scusa per non poterne fare a meno. 

Chiedo scusa a voi, a me, a ciò che abbiamo vissuto insieme, a ciò che è stato, a ciò che sarebbe potuto essere. 

Chiedo scusa, anche se forse per voi è tardi per perdonarmi, ma forse non lo è per me.

Sono una ragazza


Sono sempre stata convinta che fino ai 17 anni i ragazzi non mi abbiano mai guardata nel modo in cui avrebbero dovuto guardarmi.
Non che non mi vada bene essere amica di esseri umani con cromosomi XY, ma preferisco di gran lunga essere sia amica che considerata una donna interessante.

Mi è tornato alla mente che in prima elementare c'era un altro bambino, un bambino di quinta, che, per ciò che un bambino può permettersi di fare, si era innamorato di me.
Ne avevo parlato con mia madre o in qualche modo lo era venuta a sapere tanto che si diceva preoccupata che un bambino più grande di me si interessasse in quel senso nei miei confronti (in effetti, aveva quasi il doppio della mia età).
Non mi pare ci sia stato niente tra di noi.
Nessun bacio, nessuna coccola.
Non mi piaceva e l'avevo rifiutato.
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Lui, dopo un po', mi sembra che avesse smesso di insistere e io non volevo.
Non ho mai detto di essere normale.
Quando durante l'intervallo eravamo in giardino insieme facevo la smorfiosetta, se così mi si poteva definire.
Con la scusa del caldo, davanti a lui mi toglievo il maglioncino dalle spalle in modo sexy per attirare l'attenzione su di me.
I ricordi sono un po' confusi di questo periodo, ma mi sembra che non sia successo niente tra noi.

Non mi ricordo a chi e non mi ricordo quando, ma probabilmente in quel periodo un giorno, spinta da non so cosa, forse esibizionismo, avevo tolto e spostato le mutandine che indossavo e, alzando la gonna, avevo mostrato per la prima volta i miei genitali.
Nessuno mi aveva toccata, nessuno ha fatto nient'altro che guardarla, come se fosse la cosa più interessante del mondo.

Se c'è qualcosa su cui puntare, quello siamo noi stessi

Confesso che è da un po' che non scrivo più.
Un bel po'.
Più di quanto sembri.
Ho così tanti scritti in bozze che, in qualche modo, potrei continuare a pubblicare per un po' vivendo, se così si può dire, di rendita.
Ma una parte di me fa resistenza anche in questo.
Non capisco cosa sia, non capisco il perché.
Fatto sta che prima stavo così male e nella scrittura trovavo il mio unico modo di sfogarmi, di tirare fuori ciò che avevo dentro, di fare ordine nella mia testa e nel mio cuore.
Non riuscivo ad aprirmi e a parlare con qualcuno di senziente e trovavo nella carta e nella penna il mio più valido alleato.
Una parte di me, lo ammetto, ha paura di non esserne più capace.
Una parte di me teme, anzi, ha fottutamente paura di non riuscire più a scrivere.
Non so, anzi, non sento più quel flusso di pensieri a volte concreto, ma sempre filosofeggiante, che con parole che fluivano, che sgorgavano dal cuore per sentirsi meglio e che, in un modo o in un altro, magari avrebbero portato qualcosa anche nella vita di chi avrebbe letto, se qualcuno avrebbe mai letto,
Confesso che sono partita a scrivere e ho continuato a scrivere sempre e solo per me.
Non so se sia egoista, non so se sia sciocco, ma ogni volta che mi sono messa a scrivere l'ho fatto per me, perché me lo sentivo, perché sentivo che mi avrebbe fatto stare meglio.
Non so neanche se qualcuno davvero si metta a leggere ciò che scrivo.
La maggior parte delle volte, se non quasi sempre, quando scrivevo erano parole piene zeppe di emozioni, di sentimenti che non riuscivo a tirare fuori in altro modo.
Ero sempre così piena di rabbia, di tristezza, ma a volte anche di speranza.
Non so se non scrivo più perché non sento più quelle sensazioni, quelle emozioni forti che provavo, diciamo, quando ero più "giovane".
Anche se non ha molto senso: vi confesso che ho sofferto molto e ho anche gioito molto in questi anni.
Perché sì, si parla di anni, mi pare, anni in cui non scrivo niente di nuovo.
Dov'è finita "La Ragazza Che Scriveva Troppo".
Sto andando avanti a studiare, sto lavorando, mi tengo impegnata con molte attività (dopo anni mi sono finalmente iscritta in piscina, nonostante quasi metà corso sia saltato da inizio quarantena).
E se ci riprovassi?
Nessuna promessa, né con me né con nessun altro, ma se riprovassi a mettere giù qualche parola? Qualche pensiero?
Ultimamente ho puntato forse più sulle persone, sulle chat anche, mezzo di cui non vado matta e i cui messaggi, più che altro, trasformo in missive.
Forse non sono state del tutto sprecate quelle parole, ma sarebbe bello anche conservarle e condividerle qui in modo che, motivo per cui questo spazio è nato, io abbia sempre uno specchio in cui affacciarmi, conoscermi e riconoscermi, capire e capirmi oltre che evolvermi, possa anche un domani ritrovarmi e sapere dove farlo.
Perdiamo tanto tempo nella nostra vita, se c'è qualcosa su cui puntare, quello siamo noi stessi.

Aurea di purezza


I miei ricordi incominciano a farsi un po’ più nitidi con la scuola materna. Non ricordo esattamente cosa stesse accadendo in quel periodo all’infuori dalle mura del mio asilo, ma ricordo benissimo cosa accadeva all’interno.
Da adulti si guardano i bambini e si vede in loro un’aurea di santità e purezza.
Non so se sono stata io una bimba anomala o se sono gli altri che non riescono più a ricordare che cosa succedeva ai loro tempi.
Avevo il mio gruppetto di amichetti con cui adoravo giocare con la sabbia e correre in giardino.
Avevo una migliore amica che da lì in avanti non ho mai più sentito e anche una specie di primo fidanzatino con cui poi ho fatto anche tutte le elementari.
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Non mi ricordo come è iniziata, ma i fatti sono che in classe c’era una casetta in cui giocare e lì, a parte il probabile primo bacino a stampo dato da quel bimbo, per la prima volta ho mostrato il seno a una persona dell’altro sesso che non fosse della mia famiglia o un medico.
Per la prima volta ho mostrato una parte intima di me in modo malizioso.
Mi ricordo ancora come quel bambino aveva avvicinato le sue labbra, la sua bocca al mio seno.
E succhiava.
Mordeva.
Il risultato fu una crosta sul petto che mi sono portata avanti per settimane.
Mi aveva “coccolata” per chiedermi scusa di quella ferita.
Ho cercato di nasconderla a tutti, ma avendo al massimo cinque anni, il mio corpo piatto e nudo era stato ben presto visto da mia madre mentre facevo il bagno.
Alla sua richiesta di spiegazioni avevo abbozzato una confusa e imbarazzata spiegazione su come mi ero grattata troppo forte.
Non ho mai saputo che cosa abbia capito di quella storia mia madre e credo sarei morta dall’imbarazzo seduta stante se qualcuno avesse ipotizzato qualcosa che anche solo lontanamente si avvicinasse alla verità.
Puntavo sul fatto che gli adulti vedono nei bambini delle creature pure e immacolate.
Non riesco a darmi una spiegazione di cosa successe esattamente quel giorno tra me e quel bambino e del perché facemmo quella cosa.
Comunque da quel momento in avanti è stato il mio “primo fidanzatino”, o forse lo era stato anche prima.
Le nostre madri si conoscevano ed eravamo riconosciuti come “coppietta” da loro.
Troppo spesso la mia faceva battutine che mi hanno probabilmente traumatizza e creato perenne imbarazzo nel parlare di “cose di coppia”.

Venuta al mondo


La mia storia inizia in una sera di Primavera.
Venuta al mondo in una famiglia già logora, la situazione non ci ha messo molto a peggiorare.
Come spesso mi ha ricordato mia madre durante la mia vita, la probabilità più accreditata della fine che avrei dovuto fare sarebbe stata essere un aborto.
Si erano ripromessi di non rischiare di mettere più al mondo qualcuno come mio fratello.
Mio padre, poliziotto, è durato solamente una dozzina di anni dopo la mia nascita, dozzina di anni in cui la mia esistenza è sempre sembrata di troppo.
Violenza domestica, quella a cui ogni giorno dovevo assistere.

Avrò avuto tre o quattro anni e, anche se mi hanno cercato spesso di convincere che fosse impossibile ricordare episodi accaduti mentre si è così piccoli, ricordo ancora, come se li stessi vedendo davanti ai miei occhi, degli episodi.
Quello che più di tutti mi torna alla mente è quello in cui una piccola bambina dai capelli neri e riccioluti si nascondeva sotto l’asse da stiro, il posto che vedeva come più sicuro nei dintorni.
Intanto un uomo grande e grosso, soprattutto agli occhi di quella bambina così piccola, gridando si avvicina minaccioso verso una donna magrolina. “Vai a farti mangiucchiare le tette dal tuo capo, eh?” le grida addosso l’uomo.
E continua, continua a gridare, sputare, sudare addosso a un essere umano che, con lo sguardo impaurito, non sapeva come reagire.
Gelosia, manie di persecuzioni, pazzia.
Minacce di morte.
Il contributo per la nostra famiglia di quell’uomo con cui condivido i geni è sempre e solo stato essere un violento, dormire tutto il giorno, lamentarsi di ogni cosa e stare chiuso in bagno per ore e ore.

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Non ho nessun ricordo di quei tempi in cui siamo sembrati, almeno in apparenza, una famiglia felice.

Quella donna che è mia madre, così piccola fuori non vedeva via di scampo, ma dopo qualche anno è riuscita a liberarsi di quell’uomo.
Di certo non invidio la sua storia, ma provo un certo orgoglio a sapere come sia riuscita a tirarsi fuori da una situazione di merda del genere da sola.
Mia madre non ha mai potuto contare sul sostegno di nessuno, neppure su quello di sua madre.
Mia nonna, donna del sud, ha sempre voluto tenersi fuori da qualunque questione più complicata del cosa cucinare per il pasto successivo.
Quasi ossessivo il suo dovere sempre fare qualcosa in casa, dal cucinare, al pulire casa fino all’annientamento dell’ultimo granello di polvere.
Per la legge del contrappasso la casa di mia madre è sempre stata disordinata con l’apice da quando mio padre se ne è andato quando per passare da una stanza all’altra bisogna saltare ostacoli fatti da inutili cianfrusaglie che non hanno mai abbandonato la casa.

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Non mi ricordo quanti anni avevo quando mia madre ha ottenuto la separazione da mio padre, ma ero di certo piccola in quanto non ho molti ricordi nitidi di quei tempi. Ai tempi avere i genitori separati non era una cosa molto diffusa e mi vergognavo di non avere una famiglia “normale”.

Il giorno in cui ho imparato a volare


Ho passato tutta la mia vita a cercare disperatamente la felicità.
E forse è stato proprio questo il problema.
Fin da piccola ero fissata con il fatto che tutti dovevano essere felici e soffrivo enormemente nel vedere qualcuno triste.
Mi hanno etichettata come emotiva, sensibile, fragile, e con queste etichette sono cresciuta.
All’età di 5 anni, mi hanno raccontato, avevo passato due ore sul ciglio di una strada dove c’era un piccione morto, travolto probabilmente qualche decina di minuti prima da qualche macchina.
Mi ero impuntata sul fatto che avrebbero dovuto chiamare un’ambulanza. Non mi sono mossa da lì fino a quando, mentendomi, mia madre mi ha assicurato che sarebbe arrivata da un momento all’altro, ma noi saremmo dovute andare via prima così che avrebbero potuto salvare l’animale.
Io acconsentii smettendola di piangere per quell’animale che aveva lasciato questo mondo molto prima di incontrarmi.
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Iniziata la scuola le mie etichette mi sono incominciate a pesare come macigni, come il mondo sulle spalle di Atlante.
Troppo sensibile ai soprusi, troppo sensibile per una parola di troppo, per una critica, divenni ben presto la vittima ideale per i giovani bulli.
Come un bersaglio dal centro grande come un transatlantico, riuscivano sempre a beccarmi nel profondo.
Ho perso il conto di quante volte sono sparita dalla classe e mi hanno ritrovata rinchiusa in un bagno a piangere.
Tante lacrime accarezzavano le mie guance quante sono le gocce nel mare.
Cosa c’era di sbagliato in me?
Ancora non l’ho capito.
Ed inutili le dolci parole delle maestre e di mia madre quando mi dicevano che il problema erano loro e non io.
Ma perché a me?
Questi pensieri non mi hanno mai lasciata, neanche ora che sono protesa sulla città con il vento mi ferisce il viso e le lacrime che si confondono nella pioggia.

Questa volta è davvero un addio

Sono anni che ci salutiamo.

Ci siamo salutati con baci.

Ci siamo salutati con abbracci.

Oggi con un saluto veloce e un breve sorriso.

L'Amore che ci aveva unito anni fa ci ha lasciato il segno, esperienze, ricordi.

Presto spiccherai il volo verso il tuo futuro.

Lontano da tutto.

Lontano da me.

Ed è strano, lo so, anche se non ci dobbiamo più niente.
E più niente ho da chiedere.
E più niente dovrei dare.

E anche se sono anni che siamo lontani, presto lo sarai un po' di più.

E anche se ci siamo salutati sempre una volta in più rispetto a quelle che pensavo, ora lo sento.

Questa volta è davvero un addio.

Mi vorrei conoscere


Pensi che io sia riservata,
misteriosa,
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ma la realtà è che
anche io mi vorrei conoscere.

Abbraccio

Risultati immagini per abbraccio tumblrNon mi importa
il significato che
il nostro inconscio
vuole dargli,
ma io vorrei
soltanto
perdermi
in questo
nostro abbraccio.

Sarebbe Meno Bella

Io ho la mia vita.
Lui ha la sua vita.
Insieme abbiamo una terza vita, bellissima.
Eppure la mia vita, senza la sua vita, sarebbe meno bella.

Mi Pento


Mi pento di averti voluto accanto.
Mi pento di averci messo me stessa per questo.
Mi pento del tempo che per te ho investito.
Mi pento delle energie impiegate per ciò che avrebbe potuto essere un "noi".
Mi pento per essermi lasciata andare.
Mi pento di avere aperto il mio cuore.
Mi pento di essermelo fatta spezzare già una volta da te.
Mi pento di startelo permettendo ancora.
Mi pento della fiducia che una volta tornato ti ho dato.
Mi pento del poco amore verso me stessa che ho quando ci sei tu.
Mi pento per la mancanza di rispetto nei tuoi piccoli gesti.
Mi pento di avere pensato a cosa regalarti per le nostre occasioni importanti che non verranno mai.
Mi pento per averti preparato qualche pensiero che non è mai finito tra le tue mani.
Mi pento di avere cercato di aiutarti a superare le tue grandi difficoltà.
Mi pento di ogni lettera sprecata nello scriverti un messaggio.
Mi pento di ogni minuto perso aspettando una tua risposta.
Mi pento della suola consumata durante le passeggiate con te.
Mi pento di tutti i pomeriggi passati al parco.
Mi pento delle labbra rosse dopo i nostri baci.
Mi pento dei brividi provati con il tuo tocco.
Mi pento di averti morso con passione.
Mi pento per tutte le volte che ho perso le mie dita tra i tuoi capelli.
Mi pento di averci creduto ancora una volta.
Mi pento di averci sperato fino alla fine.
Mi pento di avere ascoltato le tue giustificazioni.
Mi pento dell'avere cercato di capire i tuoi problemi.
Mi pento per avere creduto che tutto si potesse risolvere.
Mi pento di essermi fidata delle tue parole.
Mi pento di averti aspettato ogni volta che sparivi.
Mi pento di essere rimasta in sospeso con il tuo pensiero.
Mi pento ancora una volta per avere pensato che l'amore, il mio, potesse bastare.
Mi pento di ogni singola lacrima versata per te, da quando eravamo ragazzini.
Mi pento di te.

Le Ere Della Terra

La Terra ha vissuto diverse ere.
Era anche molto diverse tra loro.
Un po' come le persone.
Anche in lei è successo qualcosa.
Un qualcosa che le ha permesso di cambiare.
Un qualcosa che le ha permesso di essere quella su cui viviamo noi oggi.
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Spesso ci sono momenti bui.
Spesso ci sono momenti in cui sembra che le cose vadano soltanto male.
Spesso pensiamo che le cose non possano essere peggiori di così.
Ma, a volte, con il senno di poi, si scopre che il risultato non è poi così male.
A volte si scopre che le cose non sono così brutte come poteva sembrare.

Forse non sempre ci si trova dove si pensava di volere andare, ma probabilmente ci troviamo esattamente dove dovremmo essere.

Mi Hai Fatto Male

Mi hai fatto male?
Sì.
Molto.
Non immagini neanche.

Quando mi hai fatto male?
Quando stavamo insieme.
Quando mi aspettavo qualcosa che non arrivava.
Quando mi hai tradita nonostante avessi fiducia in te e difendevo questa cosa e la nostra relazione a spada tratta.
Quando mi hai promesso che avresti recuperato e poi non l'hai fatto.
Quando i giorni passavano lentamente e io continuavo a sentire forte la tua assenza.
Quando non mi sentivo desiderata davvero.
Quando temevo di essere me stessa.
Quando mi sentivo limitata anche nel dare e che ogni sforzo per fare qualcosa di più fosse spazzato dal vento.
Quando per ogni cosa ne risentiva il mio umore e mi ritrovavo a chiedermi se non fosse tutto troppo precario.
Quando le tue parole più che apprezzare sembravano disprezzare.
Quando mi sentivo l'ultimo pensiero di una persona che pensavo avrebbe dovuto tenerci a me.
Quando mi sentivo in una relazione a senso unico e più che a viverla mi sono ritrovata a sopravvivere.

Quando mi sono fatta male da sola?
Quando non sono riuscita a lasciarti andare nonostante fosse il momento.
Quando ho trascinato le cose nonostante facessero più male che bene.
Quando ho cercato di farmi lasciare e lasciarti più volte senza mai riuscirci.
Quando vivevo come un fallimento la fine di una relazione ancora così giovane.
Quando mi aggrappavo a ogni raggio di sole, a ogni bella parola, a ogni dolce pensiero in ogni giornata buia e fredda.
Quando pretendevo che uno sguardo e un sorriso potesse cancellare tutto il resto.
Quando cercavo di colmare in altri modi l'assenza.
Quando credevo che, volendolo davvero, tutto si potesse risolvere.
Quando pensavo che avrei sofferto di più senza di te.
Quando ho inconsciamente deciso di abituarmi alla sofferenza tanto da non farci più caso.

Avendo distribuito tutta questa sofferenza nell'arco di quasi un anno, credo di avere "imparato" anche un po' a soffrire.
E mentre prima mi distruggeva soltanto, ora, passato il momento peggiore, gli permetto di ricostruirmi.
Di costruire una nuova versione di me stessa.
Forse non una me migliore, ma probabilmente una me più forte.
E credo anche meno Drama Queen, ahaha.

Ma per tutti questi motivi, nonostante tutto, io non voglio perdere la mia umanità, la mia passione, la mia capacità di soffrire, la mia capacità di amare davvero.
Neanche per un secondo.

Da ogni cosa possiamo imparare, no?
Basta saperla vedere dal giusto punto di vista.

In un certo senso ora credo di riuscire a godermi maggiormente ogni piccola cosa, ogni piccolo gesto, gentilezza, pensiero, considerazione delle persone che ho accanto a me nella vita non dando più niente per scontato.

Ombra

Quando ero piccola avevo paura della mia ombra.
Letteralmente.
Non riuscivo a distinguere questa "cosa nera" come qualcosa che fa parte di me.
Correvo, piangevo, mi dimenavo.
Cercavo di fare staccare, di staccarmi da lei e intorno a me avere soltanto luce.
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Quando sono cresciuta ho guardato alla piccola me con tenerezza e ho riso delle mie paure.
Come facevo ad avere paura di qualcosa così naturale come può essere la propria ombra?
E tra questi pensieri, circondata da luce, ciò di cui avevo paura era delle ombre dentro di me.
Non sapevo chi fossi, soffrivo e, anche in mezzo al sole, era buio.
Non fuggivo più, non letteralmente.
Non riuscivo a capire quell'ombra, quel buio dentro di me.

Ora guardo con tenerezza alle tante piccole me.
A quelle ragazzine piene di pensieri, di paure.
Guardo con un sorriso alla me davanti allo specchio.
Imperfetta, ancora piena di paure.
Paure diverse.
Nuove consapevolezze.
Non posso scappare, non posso fuggire da qualcosa che fa parte di me.
Siamo luce.
Siamo ombra.
L'ombra c'è, ma io non ho più paura.

Io Prima Di Te

Ah, no, non pretendo di essere una persona matura ora.
Risultati immaginiNon pretendo di avere la verità in tasca e di sapere affrontare ogni situazione con la lucidità di cui molte situazioni hanno bisogno.
Cercherò di essere serena, sicura di me e sorridere alla vita.
Sicuramente sono una persona diversa.
Non è successo niente di straordinario.
O forse sì.
Ciò che è successo è che sei entrato nella mia vita.
Non hai fatto molto.
O forse sì.
Hai smosso qualcosa dentro di me.
Qualcosa che ancora non so cosa sia.
Qualcosa che non so se capirò mai.
Però l'ho accettato proprio come ho accettato tante cose.
E all'inizio pensavo che "accettare" sarebbe stato come "arrendersi".
Pensavo che accettare sarebbe significato essere deboli.
E invece no.

Risultati immaginiSono una persona diversa.
Non pretendo di essere migliore.
Sono semplicemente diversa.
Prima ero un'altra persona.
Io prima di te.
Io ero una ragazza che si faceva prendere dalle paranoie, che pensava che ci fosse soltanto un modo per vivere una relazione, che ci fosse un giusto o un sbagliato, senza mezze misure.
Io ero una ragazza forse un po' viziata nelle relazioni e che, abituata a determinate cose, dentro di sé pretendeva che anche la realtà rispecchiasse ciò che aveva dentro.
Io ero una ragazza che ha sofferto molto, che ha dovuto imparare a prendere coraggio, a rimboccarsi le maniche e ha fatto un salto nel vuoto.
Un salto per te.
Un salto con te.
Risultati immagini
Ho sempre pensato di essere una persona troppo fragile, troppo sentimentale, troppo emotiva.
Questa notte mi sono riscoperta più forte di quello che pensavo e sto sorridendo.
Sto sorridendo mentre penso che sto superando nuove difficoltà.
In un certo senso ti sono grata.
E sono sicura che ci saranno alti e bassi.
Mi sorprenderò malinconica a fissare il vuoto.
Mi scoprirò con le guance solcate da calde lacrime senza sapere il perché.
Mi scoprirò a pensare a te.
Ma voglio pensarti con un sorriso.


Risultati immaginiSenza saperlo, senza volerlo mi hai dato qualcosa.
Anche quando pensavo non sarebbe successo.
Un giorno particolarmente triste mi sono ritrovata a sperare di non averti mai incontrato.
E mentre piangevo mi chiedevo perché dovesse fare così male.
Oggi in qualche modo mi sono risposta e forse ho capito il perché.
Io prima di te ero diversa.
E non per forza peggiore.
Semplicemente diversa.
Ero più piccola, in tutti i sensi.
E ora, in qualche modo, credo di avere imparato un po' di più a vivere.


Una delle cose più importanti che ho imparato è che, ok, si soffre, ma la vita va avanti.
Risultati immagini
Ed è proprio questo che sto cercando di imparare nella mia vita.
Se le cose non vanno come me le ero immaginate non sono un fallimento.
E si può impara da ogni cosa se sappiamo coglierla, se sappiamo accoglierla in noi.


E anche se sembra più facile, non è mai meglio vivere in un'illusione per paura di guardare in faccia la realtà.
Non sai quanto mi abbia fatto male realizzare questa cosa.
Come il fatto che le persone, le emozioni e i sentimenti possono cambiare.
E lo fanno.
A volte più velocemente di quanto la nostra mente possa realizzare.
A volte il mondo gira più in fretta di quanto noi riusciamo a correre.


Risultati immaginiNonostante questa consapevolezza a volte è comunque difficile.
Non sai quanti momenti difficili ho passato nonostante sapessi ciò.
E mi sentivo anche stupida per questo.
Una parte di me è consapevole di come stanno le cose, di come poi tutto passa, migliora, ti rende più forte e ti dà la possibilità di migliorare se dai la possibilità di rafforzarti.
Ma è inevitabile starci male.

Non sto dicendo che non si deve soffrire, anzi.
Se "stai male", anche se suona male sentirselo dire, significa che "funzioni" bene, che hai un cuore, che sei umano, capace di provare sentimenti.
Lo so che fa male e ti verrebbe voglia di pentirti di ciò che è trascorso, ma ogni cosa che succede nella nostra vita, ogni persona che entra in contatto con noi, direttamente o indirettamente, lascia sempre qualcosa in più nella nostra vita.

Risultati immaginiMa non dobbiamo rimanere attaccata a questa in quanto, si sa, la vita è mutevole e le persone lo sono ancora di più.

Ci sono persone che continueranno ad entrare e ad uscire dalla tua vita.
Bisogna capirlo, ma soprattutto accettarlo.
Guardati indietro.
Quante persone l'hanno già fatto?
E se in quel momento per qualcuno è stata una dura prova, tosta, altre persone probabilmente le hai perse di vista senza neanche realizzarlo.
Le persone cambiano e anche tu l'hai fatto, lo farai e lo stai facendo anche ora.
E, anche se sembra brutto dirlo, è giusto così.
Senza nuovi stimoli saremmo statici, immobili, non cambieremmo mai, non cambierebbe niente né della nostra vita né di questo mondo.

Risultati immaginiUn giorno troverai quella persona che, nonostante tutto, sarà il punto fermo.
Quella con cui cambiare insieme, quella con i cambiamenti non faranno paura.
Il fatto è che non te ne accorgerai.
Alla fine ripenserai a tutto il trascorso insieme e, con un sorriso, realizzerai che è andata così.

Sappi che quando le cose non vanno come ce le eravamo aspettate, quando non vanno come pensavamo che volessimo andassero a volte ci stanno dando soltanto una grande opportunità.
Questa è la teoria, ma bisogna metabolizzarla e farla davvero tua.
Non serve soltanto sapere, ma "essere".
E se io posso darti una mano nel sapere, per l'essere ci devi pensare soltanto tu.
Dentro a un cuore infranto, una rottura si vive e si ha bisogno metabolizzarla proprio come un lutto.
Bisogna accettare che l'altra persona non farà più parte della propria vita.
Non come ha fatto fino a quel momento.
Che sia sentimento, abitudine o qualunque cosa.
Prima di incontrare una persona, prima di rapportarci a questa siamo sempre diversi da come ci ritroveremo durante e in seguito a questa.
E' un po' la storia di tutte le storie, nel bene o nel male.
Io prima di te, prima che tu abbia avuto la possibilità di mostrarmi cosa posso essere, come può essere la vita, quanto vale la pena di essere vissuta a pieno.
Io dopo i tuoi insegnamenti, ora che devo cavarmela da sola e camminare con le mie gambe.

Risultati immaginiIo dopo di te.
Chi sarò?
Cosa farò?
Una cosa la so.
Non lo so.
Lo ammetto.
Non ho la minima idea di che cosa succederà un domani.
Non ho la minima idea di come reagirò a ciò.
L'unica cosa che posso fare è accettare l'imprevidibilità della vita.
Ciò che posso fare è prendere le cose così come verranno.
Crescere come persona, arricchirmi come posso.
E poi chissà.
Intanto inizierò cercando di non bruciare più le zucchine.

Grazie per avermi insegnato tutto questo e avermi reso la persona che oggi sono.
Probabilmente non sono dove avrei voluto, ma sono esattamente dove devo essere.

Per Che Cosa Vale La Pena

"Buonanotte".
Lo saluto con un dolce bacio a stampo sulle labbra.
Domani mattina dovrà svegliarsi presto e l'ho trattenuto a lungo con i miei pensieri che si fanno sempre più rumorosi con l'arrivare della notte.
Ci conosciamo da un paio di mesi e tra poco più di un altro paio di mesi ci dovremo salutare.
Ed è proprio questo ciò di cui questa notte abbiamo parlato.
Lui partirà per una decina di mesi.
A volte penso che un anno non sia poi questa grande cosa.
Altre volte realizzo che quella decina di mesi potrebbe non passare più.
Quante volte negli ultimi anni ho agognato la mia cara libertà.
Ora che l'ho ritrovata questa potrebbe diventare un'agonia.
La notte procede e si fa sempre più buia.
Allo stesso modo i miei pensieri si fanno sempre più confusi.
Lo guardo dormire e respirare forte come quando lo sento caldo tra le mie braccia.
Dice che tiene a me, ma nella vita non vi sono certezze.
Il presente è così, ma cosa ci aspetterà nel futuro?
Certamente non ci è dato saperlo, ma ho bisogno è speranza.
Le persone sono imprevedibili e così è la vita.
Non è in nostro potere sapere cosa ci aspetterà nella vita, ma è una nostra scelta decidere per che cosa la vale la pena rimanere, per che cosa vale la pena lottare.
Ora vorrei solo infilarmi tra le sue braccia e dormire con lui sul suo petto.

Morte Di Una Persona Che Mi Ha Dato Tanto Senza Sapere Della Mia Esistenza

Ho sempre pensato fosse spesso una moda, un modo per apparire e fare scena quello di esprimere il proprio (eccessivo) dispiacere per la scomparsa di un personaggio dello show business. 
Insomma, con tutte le persone che muoiono ogni giorno, la vita di un personaggio non è più importante di altre semplicemente perché famoso. 
Una vita è una vita. 
Forse, però, ora credo di avere capito cosa provavano. 
E mi sento idiota.
Per quanto io stessa trovi assurdo ciò che credo di sentire (ok, non sono mai stata brava con la gestione delle emozioni), sono rimasta particolarmente colpita da questa notizia riguardante una delle persone che inconsapevolmente mi ha aiutata nel momento più buio della mia vita e mi ha accompagnata per mano buttandomi in mille avventure. 
Non sono mai stata fanatica di qualcosa in particolare, ma credo che le persone che entrano in qualche modo nella nostra vita, nonostante a volte non ne facciano più parte, lascino sempre un qualche segno dentro di noi, anche quando non ce ne accorgiamo.

Lo Faccio Per Me

Oggi, in conclusione di un esame orale durante il quale la mia esposizione ha lasciato a desiderare, un'insegnante, con uno sguardo che mi ha fatto rabbrividire nonostante la calda giornata di Luglio, mi ha chiesto la motivazione per la quale sto frequentando questo corso di laurea. Non l'ha fatto per sentire le motivazioni che mi hanno spinta da due anni a questa parte ad alzarmi presto tutte le mattine per frequentare almeno 8 ore di lezione al giorno, non me l'ha chiesto per sapere cosa provo ogni giorno durante le 7 ore di tirocinio, no. L'ha chiesto, ma non le interessava davvero la risposta. Non c'era una goccia di empatia nel mare dei suoi occhi. Tutto ciò che le importava dirmi era di andarmene per cercare porti più conformi alle mie capacità in quanto le mie capacità di esposizione orale, in sintesi, fanno schifo. Il fuoco della passione che ho sempre messo in questo mio percorso formativo ha traballato, una tempesta, un maremoto, si è scaraventato sulla flebile fiamma e non aveva intenzione di smettere di imperversare. Ogni parola usciva dalla sua bocca come lama affilata dritta nel mio cuore ormai sanguinante. in quel momento, lì davanti a lei, mi sentivo completamente nuda. Ha continuato a raccontarmi di quanto terribile sarebbe la mia vita, di quante angherie dovrei affrontare dai colleghi, dagli utenti con cui avrei a che fare, di quanto sarei una perfetta vittima di mobbing (e al mio appunto su quanto questo sarebbe illegale, mi è stato risposto "provalo") e, in sintesi, di quanto la mia vita farebbe schifo. Le mie orecchie ascoltavano, assorbivano tutto, ma, man mano che le sue parole imperversavano, ho incominciato a filtrare e a ragionare con la ment lucida, mente che era stata annebbiata dalla freddezza delle parole demolitive che mi erano dette. Non mi soffermerò sul fatto che probabilmente quella non era la sede, il luogo e il momento adatto di farmi un discorso su quanto faccia schifo, ma su quanto io abbia le mie motivazioni di stare lì, di averne tutto il sacro santo diritto e di non permettere a nessuno al mondo, nè in quel momento nè mai, di potermi dire cosa devo fare della mia vita, soprattutto se questa persona di me sa soltanto il mio cognome e delle difficoltà che ho nelle esposizioni orali (neanche in tutti i campi e, diciamo che la sua presenza, sempre estremamente giudicante nei confronti di tutti, non aiuta).
Diplomatami al liceo non avevo alcun dubbio sul mio futuro da studentessa universitaria. Non solo per il fatto che con un diploma di liceo scientifico non credo si parta avvantaggiati nel mondo del lavoro, ma anche e soprattutto perché sono consapevole che il mio percorso di crescita non si è ancora concluso e che prima di affacciarmi al mondo del lavoro, al mondo che ancora oggi potrei definire "degli adulti" (nonostante ci siano miei coetanei che lavorano già da molti anni), io abbia bisogno di assorbire dal mondo accademico ancora molto prima di mettermi in pista. Non sono una di quelle persone che sapevano cosa fare della loro vita da quando hanno incominciato a parlare, in realtà non lo sapevo fino all'estate del diploma. Ciò che ho cercato è stato un corso di laurea che potesse darmi tanto. Sì, lo ammetto, non ho scelto un corso di laurea nella facoltà di Medicina e Chirurgia per cambiare il mondo, e neanche per soldi, fama, riconoscimento o qualsiasi altra motivazione che vi possa venire in mente. Io ho scelto questo corso di laurea per me. Le materie degli esami mi sono sembrate varie ed espremamente interessanti, sembravano racchiudere in un unico corso tutto ciò che mi interessa, tutto ciò che voglio approfondire, tutto ciò che sono consapevole possa darmi tanto. Con questo spirito ho iniziato questo percorso e con questo stesso spirito l'ho continuato.
Se per tutto il primo anno ho sostenuto il mio reale interesse per questo percorso, durante il mio primo tirocinio serio, se così posso già definirlo, ho avuto una vocazione. Potrebbe sembrare assurdo e probabilmente esagerato agli occhi dei più, ma così mi sono sentita quando una notte non sono riuscita a dormire a causa dell'ispirazione che quel tirocinio mi ha dato trasformando la mia mente in una fonte di idee. Da lì in avanti non mi sono fermata un attimo entrando persino in associazioni esterne all'università per cercare di iniziare immediatamente a fare qualcosa in questo campo. All'inizio del secondo anno ho delineato la mia tesi di laurea. Ho preso parte a congressi, corsi di formazione, aggiornamento e altro pur di cercare di essere una professionista migliore, di essere una persona migliore. Per quanto ogni mia conoscenza in più potrebbe un giorno giovare a un utente, in questo momento, oggi, questo fa bene a me.
Sento di potere fare la differenza, nel mio piccolo, in questo mondo. Credo che sia una cosa che potenzialmente possiamo fare tutti. Quell'insegnante ha sottolineato come potrei fare un altro lavoro per potere fare qualcosa di buono in questo mondo, non devo per forza fare quello per cui sto studiando. Assolutamente vero, su questo non c'è alcun dubbio. Come professione, lo ammetto, non è una professione che, di base, potrebbe cambiare in meglio davvero il mondo, è una professione di cui, per quanto continuiamo a ripetere e a ripeterci che non sia così, il mondo potrebbe benissimo fare a meno sostituendoci con qualsivoglia professionista formato. O almeno fino a che qualcuno non decida di uscire dagli schemi, di non seguire il percorso tracciato, di aprire la mente, usare la fantasia, guardarsi intorno e sfruttare ciò che il mondo sa offrire per rimandare a questo indietro ciò che gli serve, ciò che può migliorarlo davvero.
Ok, la sostanza della storia è che io dovrei ritirarmi, dovrei abbandonare il percorso di studi che sto affrontando con passione ed entusiasmo, che mi piace e mi stimola perché probabilmente sono insicura e non sono una persona che parla bene? No. Questa è la mia risposta. Mi dispiace per chi probabilmente vorrebbe questo, ma io non mollo. Non è il massimo non sentirsi voluti, affatto, ma io non sto imponendo la mia compagnia, la mia amicizia o qualsiasi altra cosa personale a un'altra persona. Io qui sto mettendo a disposizione le mie capacità, la mia fantasia, le mie passioni, il mio fuoco, per la comunità, ma ancora prima di questo, sto facendo qualcosa di buono per me stessa. Sarebbe assurdo se proprio qui dentro non riuscissero a capirmi. La storia insegna che molte persone hanno avuto difficoltà nella vita, probabilmente più di quelle a cui è andato tutto liscio, ma ciò che ha sempre fatto la differenza e la loro capacità di resilienza. Nella vita ho avuto difficoltà, dalle più importanti a quelle che oggi mi sembrano bazzecole, a volte, lo ammetto, ho avuto voglia di morire (me ne vergogno molto), spesso ho avuto voglia di sparire, di congelare il tempo intorno a me e potere attendere. Ma man mano che quell'insegnante parlava mi sono resa conto che, ehi, io sono ancora qui. Credo mi sia scappato un sorriso. Se mi deve bocciare a quest'esame, lo faccia. Le ho spiegato che se non l'avessi passato oggi, sarei tornata la prossima volta. A questa mia risposta ha cercato di rincarare la dose, cercando di abbattermi, scoraggiarmi, eliminarmi. I colpi li ho accusati, ma dentro di me pensavo: cosa voglio fare della mia vita? Io vedo questo nella mia vita e non in questo momento non ho la minima intenzione di cambiare idea tanto che appena torno a casa, dopo un po' di meritato riposo (perché sì, tutti meritano di riposare), mi rimetto a studiare per il prossimo esame.
Io quando mi sentirò adulta non vorrò essere un'impeccabile e fredda persona giudicante, dalla parlantina perfetta, ma che non trasmette niente. Io voglio essere una persona che, sì, avrà delle capacità dialettiche superiori alle mie attuali, ma che possa essere empatica e sappia fare ciò che farà con la passione che ora io metto in tutto ciò che faccio. Non voglio perdere il fuoco dentro di me. Il mondo andrebbe avanti anche senza il mio contributo, ne sono sicura, ma perché non dare al mondo ciò che sia ha e prendere da questo tutto ciò che ha da offrirci? Nessuno da niente per niente e per quanto io voglia dare qualcosa al mondo, pretendo che questo in cambio mi faccia crescere, maturare e mi insegni sempre nuove cose grazie alle esperienze.
La motivazione per cui sto frequentando questo corso di laurea, il motivo per cui sto continuando questo percorso è perché io ogni mattina mi sveglio e scelgo lui. non c'è giorno che abbia pensato, neanche per un momento, che questa fosse stata una scelta sbagliata, che ci potesse essere qualcos'altro là fuori maggiormente adatto a me. E' come essere innamorati, anzi, è come amare davvero. Per quanto tu sia consapevole che questo non sia l'unico percorso che potrebbe essere fatto per te, per la tua persona, per le tue caratteristiche, capacità e passioni, i tuoi occhi, la tua mente, il tuo cuore sono solo per questo e non importa quanto un altro percorso possa offrire orari migliori, sedi migliori, organizzazione migliore, un lavoro migliore, tu scegli lui. Io oggi posso avere delle difficoltà, come possono essercene nelle coppie, ma allo stesso modo, nel modo in cui si affronta una discussione con la persona che si ama, io affronterò le mie difficoltà uscendone più forte e migliore.
Credo che il percorso che sto facendo non sia soltanto un percorso volto a formare dei professionisti, come dicono. Questo è il fine ufficiale, ok, ma la cosa è più grande di quella che sembra, più grande di quanto molti possano vedere. Forse ci metterò un anno in più a raggiungere un determinato livello di crescita personale e professionale. Sicuramente non perderò un anno. Un anno perso è un anno da cui capisci di non avere tratto niente, di non avere imparato, di non essere cresciuto, di essere nello stesso punto di quando sei partito. E invece no, io non perderò neanche un secondo della mia vita. Dicono che, essendo giovani, abbiamo tanto tempo, tante possibilità, ma io non voglio perderne neanche una. Per quanto possa essermi sentita abbattuta in quel momento, forse depressa, mi ci è voluto poco per capir che, no, io non ci sto, io non darò ragione a chi non crede in me, io sono determinata, forse testarda, ma forse è proprio per questo che ci riuscirò.

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