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Ti ringrazio
Ti ringrazio per avermi amata.
O per almeno averci provato.
Sono consapevole che non sia facile.
Non mi fido nemmeno di me stessa.
Non sono riuscita a farlo con te.
So che è difficile sentirsi così.
Lottare contro i mulini a vento.
Contro una testa ricoperta di spine.
E più ti avvicinavi più pungeva.
Più ti allontanavi più piangeva.
Sono un disastro.
Una donna senza cuore.
Ho soffocato gioie e dolori per una vita.
Non so più nemmeno come mi dovrei sentire.
Felice? Triste?
Mi sento così sola al mondo.
Anche quando ho qualcuno accanto.
Anche se mi sei vicino, ti ho lontano.
E non c'è rassicurazione che tenga.
Io ti ho amato, io ti amo, ne sono convinta.
Ma l'amore non basta.
Dicono che "l'amore vince su tutto".
Il dolore che ho dentro vince su tutto.
Anche sul tuo amore.
Chiedo scusa
Chiedo scusa a tutte le persone della mia vita a cui non ho mai dato davvero piena fiducia, anche quando non avevano ancora fatto nulla per meritarlo.
Chiedo scusa a tutti voi che ho fatto entrare nella mia vita, ma soltanto un po', mantenendo sempre un passo di distanza.
Chiedo scusa per avere logorato le cose dal principio iniziandole, ma cronometrando il tempo in cui ci saremmo detti addio.
Chiedo scusa a me stessa per non essermene mai resa conto prima, ma chiedo ancora più scusa per non poterne fare a meno.
Chiedo scusa a voi, a me, a ciò che abbiamo vissuto insieme, a ciò che è stato, a ciò che sarebbe potuto essere.
Chiedo scusa, anche se forse per voi è tardi per perdonarmi, ma forse non lo è per me.
Il giorno in cui ho imparato a volare
Ho passato tutta la mia vita a cercare disperatamente la felicità.
E forse è stato proprio questo il problema.
Fin da piccola ero fissata con il fatto che tutti dovevano essere felici e soffrivo enormemente nel vedere qualcuno triste.
Mi hanno etichettata come emotiva, sensibile, fragile, e con queste etichette sono cresciuta.
All’età di 5 anni, mi hanno raccontato, avevo passato due ore sul ciglio di una strada dove c’era un piccione morto, travolto probabilmente qualche decina di minuti prima da qualche macchina.
Mi ero impuntata sul fatto che avrebbero dovuto chiamare un’ambulanza. Non mi sono mossa da lì fino a quando, mentendomi, mia madre mi ha assicurato che sarebbe arrivata da un momento all’altro, ma noi saremmo dovute andare via prima così che avrebbero potuto salvare l’animale.
Io acconsentii smettendola di piangere per quell’animale che aveva lasciato questo mondo molto prima di incontrarmi.
Iniziata la scuola le mie etichette mi sono incominciate a pesare come macigni, come il mondo sulle spalle di Atlante.
Troppo sensibile ai soprusi, troppo sensibile per una parola di troppo, per una critica, divenni ben presto la vittima ideale per i giovani bulli.
Come un bersaglio dal centro grande come un transatlantico, riuscivano sempre a beccarmi nel profondo.
Ho perso il conto di quante volte sono sparita dalla classe e mi hanno ritrovata rinchiusa in un bagno a piangere.
Tante lacrime accarezzavano le mie guance quante sono le gocce nel mare.
Cosa c’era di sbagliato in me?
Ancora non l’ho capito.
Ed inutili le dolci parole delle maestre e di mia madre quando mi dicevano che il problema erano loro e non io.
Ma perché a me?
Questi pensieri non mi hanno mai lasciata, neanche ora che sono protesa sulla città con il vento mi ferisce il viso e le lacrime che si confondono nella pioggia.
Liberarmi Di Te
Per ogni volta che vorrei un complimento e mi sento soltanto criticare.
Per ogni volta che vorrei essere premiata e invece mi sento trattare con sufficienza.
Per ogni volta che vorrei sentire le tua voce, ma sento soltanto la sua durezza nei miei confronti.
Non so perché tu lo faccia.
Non so quale sia il tuo scopo.
Io ti odio.
E voglio liberarmi di te.
Non Sei Tu
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on domenica 29 ottobre 2017
/
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Dolore,
Sentimenti,
Tempo
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Tutto il tempo che è passato.
Tutte le energie che ho impiegato.
I pensieri che ti ho donato.
I sentimenti che ho impegnato.
Mi Hai Fatto Male
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on mercoledì 3 maggio 2017
/
Etichette:
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Pensieri,
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Sentimenti,
Solitudine,
Storie,
Vita,
Volontà,
Vuoto
/
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Mi hai fatto male?
Sì.
Molto.
Non immagini neanche.
Quando mi hai fatto male?
Quando stavamo insieme.
Quando mi aspettavo qualcosa che non arrivava.
Quando mi hai tradita nonostante avessi fiducia in te e difendevo questa cosa e la nostra relazione a spada tratta.
Quando mi hai promesso che avresti recuperato e poi non l'hai fatto.
Quando i giorni passavano lentamente e io continuavo a sentire forte la tua assenza.
Quando non mi sentivo desiderata davvero.
Quando temevo di essere me stessa.
Quando mi sentivo limitata anche nel dare e che ogni sforzo per fare qualcosa di più fosse spazzato dal vento.
Quando per ogni cosa ne risentiva il mio umore e mi ritrovavo a chiedermi se non fosse tutto troppo precario.
Quando le tue parole più che apprezzare sembravano disprezzare.
Quando mi sentivo l'ultimo pensiero di una persona che pensavo avrebbe dovuto tenerci a me.
Quando mi sentivo in una relazione a senso unico e più che a viverla mi sono ritrovata a sopravvivere.
Quando mi sono fatta male da sola?
Quando non sono riuscita a lasciarti andare nonostante fosse il momento.
Quando ho trascinato le cose nonostante facessero più male che bene.
Quando ho cercato di farmi lasciare e lasciarti più volte senza mai riuscirci.
Quando vivevo come un fallimento la fine di una relazione ancora così giovane.
Quando mi aggrappavo a ogni raggio di sole, a ogni bella parola, a ogni dolce pensiero in ogni giornata buia e fredda.
Quando pretendevo che uno sguardo e un sorriso potesse cancellare tutto il resto.
Quando cercavo di colmare in altri modi l'assenza.
Quando credevo che, volendolo davvero, tutto si potesse risolvere.
Quando pensavo che avrei sofferto di più senza di te.
Quando ho inconsciamente deciso di abituarmi alla sofferenza tanto da non farci più caso.
Avendo distribuito tutta questa sofferenza nell'arco di quasi un anno, credo di avere "imparato" anche un po' a soffrire.
E mentre prima mi distruggeva soltanto, ora, passato il momento peggiore, gli permetto di ricostruirmi.
Di costruire una nuova versione di me stessa.
Forse non una me migliore, ma probabilmente una me più forte.
E credo anche meno Drama Queen, ahaha.
Ma per tutti questi motivi, nonostante tutto, io non voglio perdere la mia umanità, la mia passione, la mia capacità di soffrire, la mia capacità di amare davvero.
Neanche per un secondo.
Da ogni cosa possiamo imparare, no?
Basta saperla vedere dal giusto punto di vista.
In un certo senso ora credo di riuscire a godermi maggiormente ogni piccola cosa, ogni piccolo gesto, gentilezza, pensiero, considerazione delle persone che ho accanto a me nella vita non dando più niente per scontato.
Sì.
Molto.
Non immagini neanche.
Quando mi hai fatto male?
Quando stavamo insieme.
Quando mi aspettavo qualcosa che non arrivava.
Quando mi hai tradita nonostante avessi fiducia in te e difendevo questa cosa e la nostra relazione a spada tratta.
Quando mi hai promesso che avresti recuperato e poi non l'hai fatto.
Quando i giorni passavano lentamente e io continuavo a sentire forte la tua assenza.
Quando non mi sentivo desiderata davvero.
Quando temevo di essere me stessa.
Quando mi sentivo limitata anche nel dare e che ogni sforzo per fare qualcosa di più fosse spazzato dal vento.
Quando per ogni cosa ne risentiva il mio umore e mi ritrovavo a chiedermi se non fosse tutto troppo precario.
Quando le tue parole più che apprezzare sembravano disprezzare.
Quando mi sentivo l'ultimo pensiero di una persona che pensavo avrebbe dovuto tenerci a me.
Quando mi sentivo in una relazione a senso unico e più che a viverla mi sono ritrovata a sopravvivere.
Quando mi sono fatta male da sola?
Quando non sono riuscita a lasciarti andare nonostante fosse il momento.
Quando ho trascinato le cose nonostante facessero più male che bene.
Quando ho cercato di farmi lasciare e lasciarti più volte senza mai riuscirci.
Quando vivevo come un fallimento la fine di una relazione ancora così giovane.
Quando mi aggrappavo a ogni raggio di sole, a ogni bella parola, a ogni dolce pensiero in ogni giornata buia e fredda.
Quando pretendevo che uno sguardo e un sorriso potesse cancellare tutto il resto.
Quando cercavo di colmare in altri modi l'assenza.
Quando credevo che, volendolo davvero, tutto si potesse risolvere.
Quando pensavo che avrei sofferto di più senza di te.
Quando ho inconsciamente deciso di abituarmi alla sofferenza tanto da non farci più caso.
Avendo distribuito tutta questa sofferenza nell'arco di quasi un anno, credo di avere "imparato" anche un po' a soffrire.
E mentre prima mi distruggeva soltanto, ora, passato il momento peggiore, gli permetto di ricostruirmi.
Di costruire una nuova versione di me stessa.
Forse non una me migliore, ma probabilmente una me più forte.
E credo anche meno Drama Queen, ahaha.
Ma per tutti questi motivi, nonostante tutto, io non voglio perdere la mia umanità, la mia passione, la mia capacità di soffrire, la mia capacità di amare davvero.
Neanche per un secondo.
Da ogni cosa possiamo imparare, no?
Basta saperla vedere dal giusto punto di vista.
In un certo senso ora credo di riuscire a godermi maggiormente ogni piccola cosa, ogni piccolo gesto, gentilezza, pensiero, considerazione delle persone che ho accanto a me nella vita non dando più niente per scontato.
Sbagliate Per La Nostra Vita
Volevo ricordare (e ricordarmi) che non c'è nessuno al mondo che valga la nostra sofferenza.
Il modo in cui gli altri si comportano con noi non definisce noi stessi ma definisce loro, se qualcuno sbaglia con noi non è colpa nostra, evidentemente sono loro persone sbagliate per la nostra vita, non soffermiamoci alle sofferenze, non soffermiamoci con persone negative nella nostra vita, cerchiamo di essere positivi e di volerci bene, sempre.
Prendiamoci cura di noi stesse e soltanto dopo degli altri.
Io Prima Di Te
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on domenica 25 settembre 2016
/
Etichette:
Chiacchiere,
Confessioni,
Conoscenza,
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Persone,
Relazioni,
Vita
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Ah, no, non pretendo di essere una persona matura ora.
Non pretendo di avere la verità in tasca e di sapere affrontare ogni situazione con la lucidità di cui molte situazioni hanno bisogno.
Mi scoprirò a pensare a te.
Ma voglio pensarti con un sorriso.
Senza saperlo, senza volerlo mi hai dato qualcosa.
Anche quando pensavo non sarebbe successo.
Un giorno particolarmente triste mi sono ritrovata a sperare di non averti mai incontrato.
E mentre piangevo mi chiedevo perché dovesse fare così male.
Oggi in qualche modo mi sono risposta e forse ho capito il perché.
Io prima di te ero diversa.
E non per forza peggiore.
Semplicemente diversa.
Ero più piccola, in tutti i sensi.
E ora, in qualche modo, credo di avere imparato un po' di più a vivere.
Una delle cose più importanti che ho imparato è che, ok, si soffre, ma la vita va avanti.
Ed è proprio questo che sto cercando di imparare nella mia vita.
Se le cose non vanno come me le ero immaginate non sono un fallimento.
E si può impara da ogni cosa se sappiamo coglierla, se sappiamo accoglierla in noi.
E anche se sembra più facile, non è mai meglio vivere in un'illusione per paura di guardare in faccia la realtà.
Non sai quanto mi abbia fatto male realizzare questa cosa.
Come il fatto che le persone, le emozioni e i sentimenti possono cambiare.
E lo fanno.
A volte più velocemente di quanto la nostra mente possa realizzare.
A volte il mondo gira più in fretta di quanto noi riusciamo a correre.
Nonostante questa consapevolezza a volte è comunque difficile.
Non sai quanti momenti difficili ho passato nonostante sapessi ciò.
E mi sentivo anche stupida per questo.
Non sto dicendo che non si deve soffrire, anzi.
Cercherò di essere serena, sicura di me e sorridere alla vita.
Sicuramente sono una persona diversa.
Non è successo niente di straordinario.
O forse sì.
Ciò che è successo è che sei entrato nella mia vita.
Non hai fatto molto.
O forse sì.
Hai smosso qualcosa dentro di me.
Qualcosa che ancora non so cosa sia.
Qualcosa che non so se capirò mai.
Però l'ho accettato proprio come ho accettato tante cose.
E all'inizio pensavo che "accettare" sarebbe stato come "arrendersi".
Pensavo che accettare sarebbe significato essere deboli.
E invece no.
Non pretendo di essere migliore.
Sono semplicemente diversa.
Prima ero un'altra persona.
Io prima di te.
Io ero una ragazza che si faceva prendere dalle paranoie, che pensava che ci fosse soltanto un modo per vivere una relazione, che ci fosse un giusto o un sbagliato, senza mezze misure.
Io ero una ragazza forse un po' viziata nelle relazioni e che, abituata a determinate cose, dentro di sé pretendeva che anche la realtà rispecchiasse ciò che aveva dentro.
Io ero una ragazza che ha sofferto molto, che ha dovuto imparare a prendere coraggio, a rimboccarsi le maniche e ha fatto un salto nel vuoto.
Un salto per te.
Un salto con te.
Ho sempre pensato di essere una persona troppo fragile, troppo sentimentale, troppo emotiva.
Questa notte mi sono riscoperta più forte di quello che pensavo e sto sorridendo.
Sto sorridendo mentre penso che sto superando nuove difficoltà.
In un certo senso ti sono grata.
E sono sicura che ci saranno alti e bassi.
Mi sorprenderò malinconica a fissare il vuoto.
Mi scoprirò con le guance solcate da calde lacrime senza sapere il perché.E sono sicura che ci saranno alti e bassi.
Mi sorprenderò malinconica a fissare il vuoto.
Mi scoprirò a pensare a te.
Ma voglio pensarti con un sorriso.
Senza saperlo, senza volerlo mi hai dato qualcosa.Anche quando pensavo non sarebbe successo.
Un giorno particolarmente triste mi sono ritrovata a sperare di non averti mai incontrato.
E mentre piangevo mi chiedevo perché dovesse fare così male.
Oggi in qualche modo mi sono risposta e forse ho capito il perché.
Io prima di te ero diversa.
E non per forza peggiore.
Semplicemente diversa.
Ero più piccola, in tutti i sensi.
E ora, in qualche modo, credo di avere imparato un po' di più a vivere.
Una delle cose più importanti che ho imparato è che, ok, si soffre, ma la vita va avanti.
Ed è proprio questo che sto cercando di imparare nella mia vita.
Se le cose non vanno come me le ero immaginate non sono un fallimento.
E si può impara da ogni cosa se sappiamo coglierla, se sappiamo accoglierla in noi.
E anche se sembra più facile, non è mai meglio vivere in un'illusione per paura di guardare in faccia la realtà.
Non sai quanto mi abbia fatto male realizzare questa cosa.
Come il fatto che le persone, le emozioni e i sentimenti possono cambiare.
E lo fanno.
A volte più velocemente di quanto la nostra mente possa realizzare.
A volte il mondo gira più in fretta di quanto noi riusciamo a correre.
Non sai quanti momenti difficili ho passato nonostante sapessi ciò.
E mi sentivo anche stupida per questo.
Una parte di me è consapevole di come stanno le cose, di come poi tutto passa, migliora, ti rende più forte e ti dà la possibilità di migliorare se dai la possibilità di rafforzarti.
Ma è inevitabile starci male.
Non sto dicendo che non si deve soffrire, anzi.
Se "stai male", anche se suona male sentirselo dire, significa che "funzioni" bene, che hai un cuore, che sei umano, capace di provare sentimenti.
Lo so che fa male e ti verrebbe voglia di pentirti di ciò che è trascorso, ma ogni cosa che succede nella nostra vita, ogni persona che entra in contatto con noi, direttamente o indirettamente, lascia sempre qualcosa in più nella nostra vita.
Ma non dobbiamo rimanere attaccata a questa in quanto, si sa, la vita è mutevole e le persone lo sono ancora di più.
Ci sono persone che continueranno ad entrare e ad uscire dalla tua vita.
Ma non dobbiamo rimanere attaccata a questa in quanto, si sa, la vita è mutevole e le persone lo sono ancora di più.Ci sono persone che continueranno ad entrare e ad uscire dalla tua vita.
Bisogna capirlo, ma soprattutto accettarlo.
Guardati indietro.
Quante persone l'hanno già fatto?
E se in quel momento per qualcuno è stata una dura prova, tosta, altre persone probabilmente le hai perse di vista senza neanche realizzarlo.
Le persone cambiano e anche tu l'hai fatto, lo farai e lo stai facendo anche ora.
E, anche se sembra brutto dirlo, è giusto così.
Guardati indietro.
Quante persone l'hanno già fatto?
E se in quel momento per qualcuno è stata una dura prova, tosta, altre persone probabilmente le hai perse di vista senza neanche realizzarlo.
Le persone cambiano e anche tu l'hai fatto, lo farai e lo stai facendo anche ora.
E, anche se sembra brutto dirlo, è giusto così.
Senza nuovi stimoli saremmo statici, immobili, non cambieremmo mai, non cambierebbe niente né della nostra vita né di questo mondo.
Un giorno troverai quella persona che, nonostante tutto, sarà il punto fermo.
Un giorno troverai quella persona che, nonostante tutto, sarà il punto fermo.
Quella con cui cambiare insieme, quella con i cambiamenti non faranno paura.
Il fatto è che non te ne accorgerai.
Alla fine ripenserai a tutto il trascorso insieme e, con un sorriso, realizzerai che è andata così.
Sappi che quando le cose non vanno come ce le eravamo aspettate, quando non vanno come pensavamo che volessimo andassero a volte ci stanno dando soltanto una grande opportunità.
Sappi che quando le cose non vanno come ce le eravamo aspettate, quando non vanno come pensavamo che volessimo andassero a volte ci stanno dando soltanto una grande opportunità.
Questa è la teoria, ma bisogna metabolizzarla e farla davvero tua.
Non serve soltanto sapere, ma "essere".
E se io posso darti una mano nel sapere, per l'essere ci devi pensare soltanto tu.
Dentro a un cuore infranto, una rottura si vive e si ha bisogno metabolizzarla proprio come un lutto.
Bisogna accettare che l'altra persona non farà più parte della propria vita.
Non come ha fatto fino a quel momento.
Che sia sentimento, abitudine o qualunque cosa.
Prima di incontrare una persona, prima di rapportarci a questa siamo sempre diversi da come ci ritroveremo durante e in seguito a questa.
E' un po' la storia di tutte le storie, nel bene o nel male.
Io prima di te, prima che tu abbia avuto la possibilità di mostrarmi cosa posso essere, come può essere la vita, quanto vale la pena di essere vissuta a pieno.
Io dopo i tuoi insegnamenti, ora che devo cavarmela da sola e camminare con le mie gambe.
Chi sarò?
Cosa farò?
Una cosa la so.
Non lo so.
Lo ammetto.
Non ho la minima idea di che cosa succederà un domani.
Non ho la minima idea di come reagirò a ciò.
L'unica cosa che posso fare è accettare l'imprevidibilità della vita.
Ciò che posso fare è prendere le cose così come verranno.
Crescere come persona, arricchirmi come posso.
E poi chissà.
Intanto inizierò cercando di non bruciare più le zucchine.
Grazie per avermi insegnato tutto questo e avermi reso la persona che oggi sono.
Probabilmente non sono dove avrei voluto, ma sono esattamente dove devo essere.
Perchè Vogliamo Essere Tutti Delle Macchine?
Vi è mai capitato di essere stanchi? Stanchi della vita?
Con questo pensiero sono fuggita da casa diretta ovunque potessi trovare pace.
Il dolore che sento dentro non riesce a trovare sfogo in nessun modo.
Per andare lontano salgo su un autobus, uno come tanti, ma che mi possa portare lontano da qui.
L'autobus è fermo al capolinea, quasi vuoto.
L'unica cosa che riesco a sentire sono i singhiozzi di una donna poco lontana da me.
Prima di uscire, diversamente dal solito, ho preso su un pacchetto di fazzoletti.
Probabilmente pensavo mi sarebbero serviti, ma in quel momento capii che non erano per me.
Frugando nella borsa tiro fuori i fazzoletti e, avvicinandomi alla signora, senza dirle una parola, glieli porgo.
Nei suoi occhi tristi, un barlume si accende per un secondo mentre prende un fazzoletto.
"Tutto bene?", chiedo ingenuamente.
A volte basta poco per sentirsi meglio, vedere che al mondo importa qualcosa di te.
La signora, singhiozzante, fa cenno di assenso con la testa.
"Ha bisogno di qualcosa?", chiedo infine.
Scuote lievemente la testa mentre io mi congedo da lei.
Il tempo passa e i singhiozzi non cessano.
Spesso ci sforziamo di sembrare forti, ma per chi?
A volte abbiamo soltanto bisogno di tirare fuori tutto ciò che abbiamo dentro di noi.
Non so da dove sia inizata questa vergogna riguardo le emozioni e i sentimenti.
Fin da piccola mi hanno insegnato a non piangere in pubblico (con scarsissimi risultati), ho imparato a dissimulare i sentimenti e a non farli capire, a nasconderli, a non esprimerli.
Da dove è nata questa disumanizzazione?
Se c'è una cosa importantissima che ci distingue dalle macchine sono proprio le emozioni, i sentimenti.
Perché allora vogliamo essere tutti delle macchine?
Con questo pensiero sono fuggita da casa diretta ovunque potessi trovare pace.
Il dolore che sento dentro non riesce a trovare sfogo in nessun modo.
Per andare lontano salgo su un autobus, uno come tanti, ma che mi possa portare lontano da qui.
L'autobus è fermo al capolinea, quasi vuoto.
L'unica cosa che riesco a sentire sono i singhiozzi di una donna poco lontana da me.
Prima di uscire, diversamente dal solito, ho preso su un pacchetto di fazzoletti.
Frugando nella borsa tiro fuori i fazzoletti e, avvicinandomi alla signora, senza dirle una parola, glieli porgo.
Nei suoi occhi tristi, un barlume si accende per un secondo mentre prende un fazzoletto.
"Tutto bene?", chiedo ingenuamente.
A volte basta poco per sentirsi meglio, vedere che al mondo importa qualcosa di te.
La signora, singhiozzante, fa cenno di assenso con la testa.
"Ha bisogno di qualcosa?", chiedo infine.
Scuote lievemente la testa mentre io mi congedo da lei.
Il tempo passa e i singhiozzi non cessano.
Spesso ci sforziamo di sembrare forti, ma per chi?
A volte abbiamo soltanto bisogno di tirare fuori tutto ciò che abbiamo dentro di noi.
Non so da dove sia inizata questa vergogna riguardo le emozioni e i sentimenti.
Da dove è nata questa disumanizzazione?
Se c'è una cosa importantissima che ci distingue dalle macchine sono proprio le emozioni, i sentimenti.
Perché allora vogliamo essere tutti delle macchine?
Lo Faccio Per Me
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on venerdì 24 luglio 2015
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Oggi, in conclusione di un esame orale durante il quale la mia esposizione ha lasciato a desiderare, un'insegnante, con uno sguardo che mi ha fatto rabbrividire nonostante la calda giornata di Luglio, mi ha chiesto la motivazione per la quale sto frequentando questo corso di laurea. Non l'ha fatto per sentire le motivazioni che mi hanno spinta da due anni a questa parte ad alzarmi presto tutte le mattine per frequentare almeno 8 ore di lezione al giorno, non me l'ha chiesto per sapere cosa provo ogni giorno durante le 7 ore di tirocinio, no. L'ha chiesto, ma non le interessava davvero la risposta. Non c'era una goccia di empatia nel mare dei suoi occhi. Tutto ciò che le importava dirmi era di andarmene per cercare porti più conformi alle mie capacità in quanto le mie capacità di esposizione orale, in sintesi, fanno schifo. Il fuoco della passione che ho sempre messo in questo mio percorso formativo ha traballato, una tempesta, un maremoto, si è scaraventato sulla flebile fiamma e non aveva intenzione di smettere di imperversare. Ogni parola usciva dalla sua bocca come lama affilata dritta nel mio cuore ormai sanguinante. in quel momento, lì davanti a lei, mi sentivo completamente nuda. Ha continuato a raccontarmi di quanto terribile sarebbe la mia vita, di quante angherie dovrei affrontare dai colleghi, dagli utenti con cui avrei a che fare, di quanto sarei una perfetta vittima di mobbing (e al mio appunto su quanto questo sarebbe illegale, mi è stato risposto "provalo") e, in sintesi, di quanto la mia vita farebbe schifo. Le mie orecchie ascoltavano, assorbivano tutto, ma, man mano che le sue parole imperversavano, ho incominciato a filtrare e a ragionare con la ment lucida, mente che era stata annebbiata dalla freddezza delle parole demolitive che mi erano dette. Non mi soffermerò sul fatto che probabilmente quella non era la sede, il luogo e il momento adatto di farmi un discorso su quanto faccia schifo, ma su quanto io abbia le mie motivazioni di stare lì, di averne tutto il sacro santo diritto e di non permettere a nessuno al mondo, nè in quel momento nè mai, di potermi dire cosa devo fare della mia vita, soprattutto se questa persona di me sa soltanto il mio cognome e delle difficoltà che ho nelle esposizioni orali (neanche in tutti i campi e, diciamo che la sua presenza, sempre estremamente giudicante nei confronti di tutti, non aiuta).

Diplomatami al liceo non avevo alcun dubbio sul mio futuro da studentessa universitaria. Non solo per il fatto che con un diploma di liceo scientifico non credo si parta avvantaggiati nel mondo del lavoro, ma anche e soprattutto perché sono consapevole che il mio percorso di crescita non si è ancora concluso e che prima di affacciarmi al mondo del lavoro, al mondo che ancora oggi potrei definire "degli adulti" (nonostante ci siano miei coetanei che lavorano già da molti anni), io abbia bisogno di assorbire dal mondo accademico ancora molto prima di mettermi in pista. Non sono una di quelle persone che sapevano cosa fare della loro vita da quando hanno incominciato a parlare, in realtà non lo sapevo fino all'estate del diploma. Ciò che ho cercato è stato un corso di laurea che potesse darmi tanto. Sì, lo ammetto, non ho scelto un corso di laurea nella facoltà di Medicina e Chirurgia per cambiare il mondo, e neanche per soldi, fama, riconoscimento o qualsiasi altra motivazione che vi possa venire in mente. Io ho scelto questo corso di laurea per me. Le materie degli esami mi sono sembrate varie ed espremamente interessanti, sembravano racchiudere in un unico corso tutto ciò che mi interessa, tutto ciò che voglio approfondire, tutto ciò che sono consapevole possa darmi tanto. Con questo spirito ho iniziato questo percorso e con questo stesso spirito l'ho continuato.
Se per tutto il primo anno ho sostenuto il mio reale interesse per questo percorso, durante il mio primo tirocinio serio, se così posso già definirlo, ho avuto una vocazione. Potrebbe sembrare assurdo e probabilmente esagerato agli occhi dei più, ma così mi sono sentita quando una notte non sono riuscita a dormire a causa dell'ispirazione che quel tirocinio mi ha dato trasformando la mia mente in una fonte di idee. Da lì in avanti non mi sono fermata un attimo entrando persino in associazioni esterne all'università per cercare di iniziare immediatamente a fare qualcosa in questo campo. All'inizio del secondo anno ho delineato la mia tesi di laurea. Ho preso parte a congressi, corsi di formazione, aggiornamento e altro pur di cercare di essere una professionista migliore, di essere una persona migliore. Per quanto ogni mia conoscenza in più potrebbe un giorno giovare a un utente, in questo momento, oggi, questo fa bene a me.
Sento di potere fare la differenza, nel mio piccolo, in questo mondo. Credo che sia una cosa che potenzialmente possiamo fare tutti. Quell'insegnante ha sottolineato come potrei fare un altro lavoro per potere fare qualcosa di buono in questo mondo, non devo per forza fare quello per cui sto studiando. Assolutamente vero, su questo non c'è alcun dubbio. Come professione, lo ammetto, non è una professione che, di base, potrebbe cambiare in meglio davvero il mondo, è una professione di cui, per quanto continuiamo a ripetere e a ripeterci che non sia così, il mondo potrebbe benissimo fare a meno sostituendoci con qualsivoglia professionista formato. O almeno fino a che qualcuno non decida di uscire dagli schemi, di non seguire il percorso tracciato, di aprire la mente, usare la fantasia, guardarsi intorno e sfruttare ciò che il mondo sa offrire per rimandare a questo indietro ciò che gli serve, ciò che può migliorarlo davvero.
Ok, la sostanza della storia è che io dovrei ritirarmi, dovrei abbandonare il percorso di studi che sto affrontando con passione ed entusiasmo, che mi piace e mi stimola perché probabilmente sono insicura e non sono una persona che parla bene? No. Questa è la mia risposta. Mi dispiace per chi probabilmente vorrebbe questo, ma io non mollo. Non è il massimo non sentirsi voluti, affatto, ma io non sto imponendo la mia compagnia, la mia amicizia o qualsiasi altra cosa personale a un'altra persona. Io qui sto mettendo a disposizione le mie capacità, la mia fantasia, le mie passioni, il mio fuoco, per la comunità, ma ancora prima di questo, sto facendo qualcosa di buono per me stessa. Sarebbe assurdo se proprio qui dentro non riuscissero a capirmi. La storia insegna che molte persone hanno avuto difficoltà nella vita, probabilmente più di quelle a cui è andato tutto liscio, ma ciò che ha sempre fatto la differenza e la loro capacità di resilienza. Nella vita ho avuto difficoltà, dalle più importanti a quelle che oggi mi sembrano bazzecole, a volte, lo ammetto, ho avuto voglia di morire (me ne vergogno molto), spesso ho avuto voglia di sparire, di congelare il tempo intorno a me e potere attendere. Ma man mano che quell'insegnante parlava mi sono resa conto che, ehi, io sono ancora qui. Credo mi sia scappato un sorriso. Se mi deve bocciare a quest'esame, lo faccia. Le ho spiegato che se non l'avessi passato oggi, sarei tornata la prossima volta. A questa mia risposta ha cercato di rincarare la dose, cercando di abbattermi, scoraggiarmi, eliminarmi. I colpi li ho accusati, ma dentro di me pensavo: cosa voglio fare della mia vita? Io vedo questo nella mia vita e non in questo momento non ho la minima intenzione di cambiare idea tanto che appena torno a casa, dopo un po' di meritato riposo (perché sì, tutti meritano di riposare), mi rimetto a studiare per il prossimo esame.
Io quando mi sentirò adulta non vorrò essere un'impeccabile e fredda persona giudicante, dalla parlantina perfetta, ma che non trasmette niente. Io voglio essere una persona che, sì, avrà delle capacità dialettiche superiori alle mie attuali, ma che possa essere empatica e sappia fare ciò che farà con la passione che ora io metto in tutto ciò che faccio. Non voglio perdere il fuoco dentro di me. Il mondo andrebbe avanti anche senza il mio contributo, ne sono sicura, ma perché non dare al mondo ciò che sia ha e prendere da questo tutto ciò che ha da offrirci? Nessuno da niente per niente e per quanto io voglia dare qualcosa al mondo, pretendo che questo in cambio mi faccia crescere, maturare e mi insegni sempre nuove cose grazie alle esperienze.
La motivazione per cui sto frequentando questo corso di laurea, il motivo per cui sto continuando questo percorso è perché io ogni mattina mi sveglio e scelgo lui. non c'è giorno che abbia pensato, neanche per un momento, che questa fosse stata una scelta sbagliata, che ci potesse essere qualcos'altro là fuori maggiormente adatto a me. E' come essere innamorati, anzi, è come amare davvero. Per quanto tu sia consapevole che questo non sia l'unico percorso che potrebbe essere fatto per te, per la tua persona, per le tue caratteristiche, capacità e passioni, i tuoi occhi, la tua mente, il tuo cuore sono solo per questo e non importa quanto un altro percorso possa offrire orari migliori, sedi migliori, organizzazione migliore, un lavoro migliore, tu scegli lui. Io oggi posso avere delle difficoltà, come possono essercene nelle coppie, ma allo stesso modo, nel modo in cui si affronta una discussione con la persona che si ama, io affronterò le mie difficoltà uscendone più forte e migliore.
Credo che il percorso che sto facendo non sia soltanto un percorso volto a formare dei professionisti, come dicono. Questo è il fine ufficiale, ok, ma la cosa è più grande di quella che sembra, più grande di quanto molti possano vedere. Forse ci metterò un anno in più a raggiungere un determinato livello di crescita personale e professionale. Sicuramente non perderò un anno. Un anno perso è un anno da cui capisci di non avere tratto niente, di non avere imparato, di non essere cresciuto, di essere nello stesso punto di quando sei partito. E invece no, io non perderò neanche un secondo della mia vita. Dicono che, essendo giovani, abbiamo tanto tempo, tante possibilità, ma io non voglio perderne neanche una. Per quanto possa essermi sentita abbattuta in quel momento, forse depressa, mi ci è voluto poco per capir che, no, io non ci sto, io non darò ragione a chi non crede in me, io sono determinata, forse testarda, ma forse è proprio per questo che ci riuscirò.
Cyberbullismo
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La Ragazza Che Scriveva Troppo
on lunedì 15 settembre 2014
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Una madre che risponde male a una ragazza è atroce. Le
auguro che non succeda, ma vorrei proprio vedere se un domani suo figlio fosse
vittima di bullismo (perché anche se è soltanto un commento su un Social
Network di bullismo si tratta, anzi, per l’esattezza è cyberbullismo) se non le
roderà. Beh, temo che più che vittima, se uno cresce con questi valori, è più
probabile diventi carnefice. Io un domani vorrei vedere dei ragazzini venire su
con veri valori, non con il mito della bellezza. E questo mi ha fatto tornare
in mente il programma televisivo “altamente culturale” in cui c’era una, forse
proprio Belen, che consigliava di conquistare i ragazzi facendo le scemette, se
non sbaglio. Io vorrei vedere un mondo dove le ragazze decidano di non volere
un ragazzo se queste sono le motivazioni della scelta. Vorrei vedere ragazzini
che siano stimolati continuamente psicologicamente e non vogliano la donna
oggetto, perché in questo modo di queste cose si tratterebbe, ma ne vogliano
trovare una da custodire al proprio fianco con cui discutere di cose serie e
ridere insieme di quelle frivole. La giovinezza e la bellezza passano e vanno,
è la bellezza che c'è dentro quella che dovrebbe contare davvero. Io non ho mai
avuto niente da ridire mai contro Belen, figuratevi, non mi è mai interessato
niente di ciò che faceva o non faceva, non ne ho neanche la minima idea, ma
questo bullismo di cui ho sentito (e letto) non è accettabile da qualunque
persona sia uscita dalle scuole medie. È anche abbastanza ovvio che se uno ha
tempo di passare la propria vita in palestra e fa del mantenersi in forma
praticamente un lavoro, può entrare in tutti i vestiti che vuole (tralasciando
il fatto che comunque di solito sono fatti su misura). Sarebbe preoccupante se
dopo tutti gli sforzi, la fatica e il tempo della propria vita usato in questa
maniera non si vedessero i risultati, no? Siamo nel 2014 e facciamo tanto le
belle facce nel sostenere i diritti degli omosessuali (giustamente), ma
giudichiamo qualcuno per il proprio peso, per la propria corporatura. Molti
personaggi che al momento, dandosi i turni di celebrità, cavalcano l’onda dello
show business l’unico peso che hanno e che vogliono avere è quello sull’intrattenimento
televisivo (che poi, davvero, c’è ancora chi guarda determinati programmi? Io
non conosco nessuno che lo faccia, a parte mia nonna, ma lei la televisione la
tiene accesa per tenersi compagnia quando il resto della famiglia è a scuola,
all’Università o al lavoro). Al posto di voler a tutti i costi rispecchiare la
figura leggera e frivola che tutti sembrano voler affibbiare a queste persone,
perché queste non prendono il coraggio di usare il potere mediatico che hanno,
finché lo hanno, per qualcosa di buono e davvero importante nella vita. Certo,
è più facile parlare di vestiti e di “selfie” (per me non lo sarebbe, ma avete
capito il punto, spero), ma se io riuscissi a far arrivare a grandi quantità di
persone un messaggio, di certo non sarebbe quello di “che cosa indosso oggi”,
sarebbe davvero deprimente per me (poi ognuno ha le proprie priorità). Badate
bene, io non voglio assolutamente giudicare nessuno e non voglio nemmeno creare
alcun tipo di flame, non ne ho alcun interesse a ne ho già avuto abbastanza
ogni qual volta che spunta questa foto da qualche parte, ma vorrei soltanto,
nel mio piccolo, che chiunque, da chi ha più visibilità a chi ne ha meno,
pensasse maggiormente a cosa dice o scrive, soprattutto quando decide di
giudicare o insultare qualcun altro. Non potete sapere chi avete dall’altra
parte. E non mi riferisco soltanto al commento di Belen riguardo a quella
ragazza (anche se, a mio parere, per far scaldare tanto una persona di solito
significa che si ha colpito nel segno, ma queste sono mie congetture, essendo
esterna a ogni faccenda). In questo mondo il bullismo è all’ordine del giorno
ed è orribile come ogni giorno tutti noi siamo testimoni di episodi del genere
e spesso, magari per nostra debolezza nel non voler essere coinvolti, non
agiamo e non interveniamo. È vero che un mondo senza bullismo è un’utopia, ma
se partissimo tutti dalle piccole cose, almeno chi è in grado di ragionare con
una propria testa, quanti episodi in meno ci sarebbero, quante persone in meno
verrebbero ferite, quanti persone sarebbero più felici un domani. Il bullismo
ferisce oggi, ma sono ferite che ti rimangono dentro (altrimenti non si
tratterebbe nemmeno di bullismo, nel caso l’altra parte non fosse toccata e non
ne soffrisse). Comunque ci sono ragazze e ragazzi che vivono una vita tra le
continue sofferenze a causa di problemi alimentari e questo, purtroppo, non fa
loro raggiungere la felicità. Preferirei dieci, cento, mille volte vedere una
ragazza felice di essere così com'è piuttosto che una (bella, brutta, alta,
basso, magra, robusta che sia) frustrata. E preferisco percepire un buon cuore
piuttosto che un comportamento davvero cattivo (Capitan Ovvio, lo so). Spero
possiate essere tutti d’accordo con me, almeno chi è riuscito a leggere tutto
il mio commento (con tutti i libri che spero abbiate nella vostra lista da cui
attingere ogni qual volta abbiate tempo, credo non ci sia il mio commento, ma
grazie). Il problema che è sorto in questo caso, che ha mosso lo scontento
generale, non è l’episodio in sé (quante ragazzine si azzuffano a suon di
insulti ogni giorno sulla vostra Home di Facebook?), ma a mio parere la cosa
più grave è che questo episodio sia avvenuto non da parte di una persona comune
che si chiede perché le persone debbano rompere le scatole proprio a lei, ma da
una donna adulta, una madre (che secondo me è un elemento importante) che
volontariamente ogni giorno si pone sotto i riflettori. Sì, lo so che è il suo
lavoro, ma il suo lavoro non credo coinvolga anche il continuare a postare la
sua vita privata sui Social Network (se si chiama “privata”, penso, un motivo
ci sarà, no?). Per poter fare parte del mondo dello spettacolo, oltre ad avere
carisma (e non voglio approfondire gli altri ingredienti, né ora mi interessa),
bisognerebbe acquisire quella capacità di farsi scivolare addosso le critiche,
soprattutto quelle più sciocche e gratuite. Avendo un largo bacino d’utenza che
ogni giorno viene martellato fin troppo da queste figure, è più che normale
avere qualcuno a cui si piace e qualcuno a cui non si piace (come anche
qualcuno a cui si sta proprio antipatici a pelle, come succede anche nella
vita). Se i personaggi talentuosi e di spicco per cose davvero importanti
nazionali e internazionali si lasciassero abbattere, si irritassero, si
mettessero sul piede di guerra o si mettessero ad insultare ogni qual volta
andassero incontro a qualche altro essere umano dalle idee differenti, sarebbe
la fine. Saremmo tutti un ammasso di bestie pronte a sbranarsi a vicenda. Io
non giudico né la ragazza né Belen (e neppure gli altri, sono molto “vivi e
lascia vivere”, fate quello che volete della vostra vita), ma mi piacerebbe
vivere in un mondo migliore. Lo so, è assurdo scriverlo qui sotto, ma secondo
me, anche se queste forse saranno solo parole lanciate nel vento, bisogna
partire dalle piccole cose, dai comportamenti di tutti i giorni, da una parola
gentile detta alla persona giusta nel momento giusto. Miglioreremo la giornata
e la vita agli altri e in questo modo lo faremo anche a noi.
Cicatrici
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on domenica 15 giugno 2014
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Una Medaglia
Mi chiedo se valga la pena prendere e partire.
Partire per andare in posti lontani e sconosciuti.
Posti che non conoscono la nostra cultura.
In cui alzarsi la mattina non è assicurato.
In cui quando i bambini vanno a scuola non è detto che ritornino a scaldare le braccia delle loro madri e a riempire la casa con le loro risate.
Posti in cui quando esci di casa, invece della borsa, impugni le armi.
Luoghi lontani dalla propria famiglia e dai posti più cari.
Lontani dagli occhi dei propri bambini, dalle moglie, mariti, dalle madre, dai padri.Lontani da tutto ciò che pensavamo sicuro e ora, in un lampo, potrebbe sparire.
Prendere una responsabilità così grande.
Lasciare la propria famiglia per questo progetto.
Per grandi guadagni o per patriottismo.
Guardando una foto di chi ora è lontano.
E chiuderla dentro a un taschino sicuro.
Per andare là fuori che è tutto ma non sicuro.
Dover guardare negli occhi un'altra persona.
Sentenziare una sua colpa premendo sopra un grilletto.
Mettendo per sempre a tacere il respiro.
Farsi muovere come soldatini.
Quelli che da piccoli usavi per giocare.
Erano piccoli quelli, piccoli come ti senti tu lì in mezzo.
Ogni tuono di fuoco ti ricorderà i temporali estivi di casa.
Ogni canzone la voce della persona amata.
E pregherai di sentirne ancora il dolce suono.
Ora che non senti le lacrime di casa.
Le lacrime di chi ogni giorno ti piange.
E forse ne sono consapevoli più loro.
Mi chiedo se ne valga la pena.
Segnare la vita da questa esperienza.
Contare i secondi che separano dalla patria.
Aspettando il momento di dire "casa".
Sciogliersi alla vista delle persone amate.
Persone che aspettano da mesi un corpo.
Un corpo caldo da riabbracciare.
Un corpo freddo da piangere.
Un corpo che porta a casa incubi e sangue.
Un corpo che porta a casa una medaglia.
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