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Un pezzettino di te
Ho visto che sei diventato padre.
L’ho scoperto per caso, dalla tua foto profilo su WhatsApp.
Indossi una di quelle magliette che avevi già quando stavi con me.
Quella arancione, con sopra qualcosa un po’ street art.
Ma ora il disegno si intravede soltanto.
Sopra, rannicchiata, c'è una neonata.
È così piccola e carina così addormentata.
Tu sorridi sorpreso e sconvolto da ciò che ti è accaduto.
Felice e commosso del miracolo della vita.
Alla tua destra c'è la tua compagna, sorridente e raggiante.
Spulciando su Instagram ho intuito che stiate insieme dal 2020, l'anno del lockdown, a Luglio, 5 anni e mezzo fa.
3 anni fa, un po' brillo, mi avevi detto che nella foto che avevo pubblicato ero gnocca e abbiamo ricordato il parcheggio del McDonald's dove andavamo quando stavamo insieme ormai quasi 10 anni fa.
Ti ho chiesto, mi hai raccontato dello sport, del lavoro, che non sapevi se saresti tornato, hai chiesto di me.
Ma mai mi hai raccontato di lei.
E nonostante non racconti gli affari tuoi online, anche se non hai dichiarato nulla, chi ti conosce un po’ lo capisce.
Non abbiamo a che fare da molto, lo so.
Ora sarebbe strano scriverti, perciò lo scrivo qui.
Sono contenta per te.
Davvero.
Auguro una buona vita a te e a voi.
Sarai sicuramente un ottimo padre superando gli ostacoli che tuo padre pensi ti possa avere messo.
Ora sei lontano da quella che era casa.
Ora ne hai costruita una tutta tua.
È stato bello e intenso ciò che c'è stato tra noi.
È strano rendersi conto che il sesso più bello della mia vita sia stato con te e, quindi, ormai una decina di anni fa.
Il tuo tradimento in Erasmus subito confessato non fu il principale problema.
Il fatto che non comunicavamo lo era.
Eravamo giovani e avevo paura di fare qualunque cosa minasse il nostro rapporto.
E così è successo.
E ora, da lontano, osservo briciole della tua vita.
Tua madre, che ancora mi mette talvolta i "mi piace" su Instagram, ora con menta la tua nuova famiglia.
E tu che, pur crescendo, quando ti sforzi continui a tirare inconsciamente fuori la lingua.
Certe cose non cambiano mai.
Altre non saranno mai più le stesse.
Ma, come ogni persona che abbia mai amato, mi porterò sempre in me un pezzettino di te.
Chiedo scusa
Chiedo scusa a tutte le persone della mia vita a cui non ho mai dato davvero piena fiducia, anche quando non avevano ancora fatto nulla per meritarlo.
Chiedo scusa a tutti voi che ho fatto entrare nella mia vita, ma soltanto un po', mantenendo sempre un passo di distanza.
Chiedo scusa per avere logorato le cose dal principio iniziandole, ma cronometrando il tempo in cui ci saremmo detti addio.
Chiedo scusa a me stessa per non essermene mai resa conto prima, ma chiedo ancora più scusa per non poterne fare a meno.
Chiedo scusa a voi, a me, a ciò che abbiamo vissuto insieme, a ciò che è stato, a ciò che sarebbe potuto essere.
Chiedo scusa, anche se forse per voi è tardi per perdonarmi, ma forse non lo è per me.
Affogato al triplo cioccolato
(1) Nutella, (2) cacao amaro e (3) gocce di cioccolato bianco.
INGREDIENTI:
- 1 pacco di biscotti Pan di Stelle o simili biscotti al cacao
- 400 grammi di panna da montare Oplà
- 1 Nutella
- 1 piatto fondo di latte per pucciare i biscotti (a chi si può aggiungere cacao per una versione più "zozza" della ricetta)
- TOPPING:
- 1 cacao (Nesquik oppure Ciobar)
- 1 granella di nocciola
- 1 gocce di cioccolato bianco (o a preferenza)
- 1 colata di Nutella (restante dalla preparazione)
PREPARAZIONE:
- Mettere a cuocere a bagno Maria la Nutella: togli il tappo della Nutella, riempi la pentola a metà, la metti il fuoco al massimo e metti al centro la Nutella senza coperchio e, quando l'acqua inizia a bollire, poi metti il fuoco al minimo (altrimenti bruci la Nutella). Ogni tanto girare con il coltello per controllare la densità della Nutella che deve essere quasi liquida.
- Montare la panna fredda da frigo (non va bene la panna già montata in quanto perde tutte le sue proprietà di panna montata con la Nutella): mettere le fruste dello sbattitore elettrico in frigo qualche oretta prima. Prendere la panna e versarla in una pentola alta in ferro. Una volta versata iniziare a usare lo sbattitore elettrico per montarla (deve diventare montata, cioè si deve appiccicare alla pentola da liquida che era in modo che, anche rivoltando la pentola la panna non deve cadere).
- Prima di montare la panna, scaldare un piatto fondo di latte per un minuto (sul fuoco o al microonde, così da permettere un miglior impregno dei biscotti) e pucciarci i biscotti Pan di Stelle così da creare una base non troppo fitta (non deve essere perfettamente piena, anzi, va bene lasciare qualche buchino per permettere poi un maggior impregno della panna).
- Prendere la Nutella sciolta e versare a occhio nella panna così da fare un composto 50% Nutella e 50% panna montata.
- Prendere un cucchiaio o la paletta per spalmare i dolci e dal basso verso l'alto mischiare con tranquillità la Nutella con la panna montata (non schiacciare, non girare) altrimenti la panna impazzisce finché ha un colore omogeneo dalla consistenza della crema montata senza strisce di colore bianche o nere.
- Una volta mischiata panna e Nutella versare metà del composto sopra la base dei biscotti così da rendere tutto piatto e omogeneo alla bene e meglio.
- Poi mettere sopra una nuova base di biscotti pucciati nel latte tiepido preparata come prima.
- Versare sopra il restante della panna e Nutella.
- Appiattire per bene in modo uniforme con un cucchiaio umido (bagnato con un poco di acqua) o con una paletta per dolci umida (così che la panna non si appiccichi più di tanto).
- Spolverare sopra il cacao (Nesquik) come si fa nel tiramisù, non tanto, deve essere fine giusti per coprire la panna.
- Una volta versato il cacao, fare delle strisciate di Nutella che era rimasta dal bagno Maria.
- Spargere sopra la granella di nocciola.
- Mettere le palline di cioccolato bianco (o a latte o fondente, a preferenza). Sconsigliata la frutta!!!
- Una volta fatta metterla subito in frigorifero sul ripiano più freddo del frigorifero (se c'è quello a zero gradi).
Tempo di preparazione: una mezz'oretta circa.
Il giorno in cui ho imparato a volare
Ho passato tutta la mia vita a cercare disperatamente la felicità.
E forse è stato proprio questo il problema.
Fin da piccola ero fissata con il fatto che tutti dovevano essere felici e soffrivo enormemente nel vedere qualcuno triste.
Mi hanno etichettata come emotiva, sensibile, fragile, e con queste etichette sono cresciuta.
All’età di 5 anni, mi hanno raccontato, avevo passato due ore sul ciglio di una strada dove c’era un piccione morto, travolto probabilmente qualche decina di minuti prima da qualche macchina.
Mi ero impuntata sul fatto che avrebbero dovuto chiamare un’ambulanza. Non mi sono mossa da lì fino a quando, mentendomi, mia madre mi ha assicurato che sarebbe arrivata da un momento all’altro, ma noi saremmo dovute andare via prima così che avrebbero potuto salvare l’animale.
Io acconsentii smettendola di piangere per quell’animale che aveva lasciato questo mondo molto prima di incontrarmi.
Iniziata la scuola le mie etichette mi sono incominciate a pesare come macigni, come il mondo sulle spalle di Atlante.
Troppo sensibile ai soprusi, troppo sensibile per una parola di troppo, per una critica, divenni ben presto la vittima ideale per i giovani bulli.
Come un bersaglio dal centro grande come un transatlantico, riuscivano sempre a beccarmi nel profondo.
Ho perso il conto di quante volte sono sparita dalla classe e mi hanno ritrovata rinchiusa in un bagno a piangere.
Tante lacrime accarezzavano le mie guance quante sono le gocce nel mare.
Cosa c’era di sbagliato in me?
Ancora non l’ho capito.
Ed inutili le dolci parole delle maestre e di mia madre quando mi dicevano che il problema erano loro e non io.
Ma perché a me?
Questi pensieri non mi hanno mai lasciata, neanche ora che sono protesa sulla città con il vento mi ferisce il viso e le lacrime che si confondono nella pioggia.
Vorrei Tornasse A Splendere Il Sole
Sento un’automobile arrivare.
Come ogni sera mi precipito al cancello, felice. Se c’è una cosa che odio è stare da sola, ancora peggio delle giornate di pioggia, giornate esattamente come questa.
Ho contato ogni secondo che mi separava dal suono del campanello della porta.
Vorrei tanto tornare a quei giorni, a quei giorni di sole felici.
A quei giorni in cui quando avevo freddo potevo sempre contare sul calore di un abbraccio.
Vorrei Sapere
Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me.
Io non sono mai stata senza di me e quindi non lo so.
Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene.
Vorrei sapere cosa si prova a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio.
Vorrei sapere cosa si prova a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronta li a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.
Forse si sta meglio.
O forse no.
Però mi e venuto il dubbio e vorrei sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te.
Perchè, sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così.
Io non sono mai stata senza di me e quindi non lo so.
Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene.
Vorrei sapere cosa si prova a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio.
Vorrei sapere cosa si prova a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronta li a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.
Forse si sta meglio.
O forse no.
Però mi e venuto il dubbio e vorrei sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te.
Perchè, sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così.
Mi Hai Fatto Male
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on mercoledì 3 maggio 2017
/
Etichette:
Chiacchiere,
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Dolore,
Fragilità,
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Ricordi,
Sentimenti,
Solitudine,
Storie,
Vita,
Volontà,
Vuoto
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Comments: (3)
Mi hai fatto male?
Sì.
Molto.
Non immagini neanche.
Quando mi hai fatto male?
Quando stavamo insieme.
Quando mi aspettavo qualcosa che non arrivava.
Quando mi hai tradita nonostante avessi fiducia in te e difendevo questa cosa e la nostra relazione a spada tratta.
Quando mi hai promesso che avresti recuperato e poi non l'hai fatto.
Quando i giorni passavano lentamente e io continuavo a sentire forte la tua assenza.
Quando non mi sentivo desiderata davvero.
Quando temevo di essere me stessa.
Quando mi sentivo limitata anche nel dare e che ogni sforzo per fare qualcosa di più fosse spazzato dal vento.
Quando per ogni cosa ne risentiva il mio umore e mi ritrovavo a chiedermi se non fosse tutto troppo precario.
Quando le tue parole più che apprezzare sembravano disprezzare.
Quando mi sentivo l'ultimo pensiero di una persona che pensavo avrebbe dovuto tenerci a me.
Quando mi sentivo in una relazione a senso unico e più che a viverla mi sono ritrovata a sopravvivere.
Quando mi sono fatta male da sola?
Quando non sono riuscita a lasciarti andare nonostante fosse il momento.
Quando ho trascinato le cose nonostante facessero più male che bene.
Quando ho cercato di farmi lasciare e lasciarti più volte senza mai riuscirci.
Quando vivevo come un fallimento la fine di una relazione ancora così giovane.
Quando mi aggrappavo a ogni raggio di sole, a ogni bella parola, a ogni dolce pensiero in ogni giornata buia e fredda.
Quando pretendevo che uno sguardo e un sorriso potesse cancellare tutto il resto.
Quando cercavo di colmare in altri modi l'assenza.
Quando credevo che, volendolo davvero, tutto si potesse risolvere.
Quando pensavo che avrei sofferto di più senza di te.
Quando ho inconsciamente deciso di abituarmi alla sofferenza tanto da non farci più caso.
Avendo distribuito tutta questa sofferenza nell'arco di quasi un anno, credo di avere "imparato" anche un po' a soffrire.
E mentre prima mi distruggeva soltanto, ora, passato il momento peggiore, gli permetto di ricostruirmi.
Di costruire una nuova versione di me stessa.
Forse non una me migliore, ma probabilmente una me più forte.
E credo anche meno Drama Queen, ahaha.
Ma per tutti questi motivi, nonostante tutto, io non voglio perdere la mia umanità, la mia passione, la mia capacità di soffrire, la mia capacità di amare davvero.
Neanche per un secondo.
Da ogni cosa possiamo imparare, no?
Basta saperla vedere dal giusto punto di vista.
In un certo senso ora credo di riuscire a godermi maggiormente ogni piccola cosa, ogni piccolo gesto, gentilezza, pensiero, considerazione delle persone che ho accanto a me nella vita non dando più niente per scontato.
Sì.
Molto.
Non immagini neanche.
Quando mi hai fatto male?
Quando stavamo insieme.
Quando mi aspettavo qualcosa che non arrivava.
Quando mi hai tradita nonostante avessi fiducia in te e difendevo questa cosa e la nostra relazione a spada tratta.
Quando mi hai promesso che avresti recuperato e poi non l'hai fatto.
Quando i giorni passavano lentamente e io continuavo a sentire forte la tua assenza.
Quando non mi sentivo desiderata davvero.
Quando temevo di essere me stessa.
Quando mi sentivo limitata anche nel dare e che ogni sforzo per fare qualcosa di più fosse spazzato dal vento.
Quando per ogni cosa ne risentiva il mio umore e mi ritrovavo a chiedermi se non fosse tutto troppo precario.
Quando le tue parole più che apprezzare sembravano disprezzare.
Quando mi sentivo l'ultimo pensiero di una persona che pensavo avrebbe dovuto tenerci a me.
Quando mi sentivo in una relazione a senso unico e più che a viverla mi sono ritrovata a sopravvivere.
Quando mi sono fatta male da sola?
Quando non sono riuscita a lasciarti andare nonostante fosse il momento.
Quando ho trascinato le cose nonostante facessero più male che bene.
Quando ho cercato di farmi lasciare e lasciarti più volte senza mai riuscirci.
Quando vivevo come un fallimento la fine di una relazione ancora così giovane.
Quando mi aggrappavo a ogni raggio di sole, a ogni bella parola, a ogni dolce pensiero in ogni giornata buia e fredda.
Quando pretendevo che uno sguardo e un sorriso potesse cancellare tutto il resto.
Quando cercavo di colmare in altri modi l'assenza.
Quando credevo che, volendolo davvero, tutto si potesse risolvere.
Quando pensavo che avrei sofferto di più senza di te.
Quando ho inconsciamente deciso di abituarmi alla sofferenza tanto da non farci più caso.
Avendo distribuito tutta questa sofferenza nell'arco di quasi un anno, credo di avere "imparato" anche un po' a soffrire.
E mentre prima mi distruggeva soltanto, ora, passato il momento peggiore, gli permetto di ricostruirmi.
Di costruire una nuova versione di me stessa.
Forse non una me migliore, ma probabilmente una me più forte.
E credo anche meno Drama Queen, ahaha.
Ma per tutti questi motivi, nonostante tutto, io non voglio perdere la mia umanità, la mia passione, la mia capacità di soffrire, la mia capacità di amare davvero.
Neanche per un secondo.
Da ogni cosa possiamo imparare, no?
Basta saperla vedere dal giusto punto di vista.
In un certo senso ora credo di riuscire a godermi maggiormente ogni piccola cosa, ogni piccolo gesto, gentilezza, pensiero, considerazione delle persone che ho accanto a me nella vita non dando più niente per scontato.
Ombra
Quando ero piccola avevo paura della mia ombra.
Letteralmente.
Non riuscivo a distinguere questa "cosa nera" come qualcosa che fa parte di me.
Correvo, piangevo, mi dimenavo.
Cercavo di fare staccare, di staccarmi da lei e intorno a me avere soltanto luce.
Letteralmente.
Non riuscivo a distinguere questa "cosa nera" come qualcosa che fa parte di me.
Correvo, piangevo, mi dimenavo.
Cercavo di fare staccare, di staccarmi da lei e intorno a me avere soltanto luce.
Quando sono cresciuta ho guardato alla piccola me con tenerezza e ho riso delle mie paure.
Come facevo ad avere paura di qualcosa così naturale come può essere la propria ombra?
E tra questi pensieri, circondata da luce, ciò di cui avevo paura era delle ombre dentro di me.
Non sapevo chi fossi, soffrivo e, anche in mezzo al sole, era buio.
Non fuggivo più, non letteralmente.
Non riuscivo a capire quell'ombra, quel buio dentro di me.
Come facevo ad avere paura di qualcosa così naturale come può essere la propria ombra?
E tra questi pensieri, circondata da luce, ciò di cui avevo paura era delle ombre dentro di me.
Non sapevo chi fossi, soffrivo e, anche in mezzo al sole, era buio.
Non fuggivo più, non letteralmente.
Non riuscivo a capire quell'ombra, quel buio dentro di me.
Ora guardo con tenerezza alle tante piccole me.
A quelle ragazzine piene di pensieri, di paure.
Guardo con un sorriso alla me davanti allo specchio.
Imperfetta, ancora piena di paure.
Paure diverse.
Nuove consapevolezze.
Non posso scappare, non posso fuggire da qualcosa che fa parte di me.
Siamo luce.
Siamo ombra.
L'ombra c'è, ma io non ho più paura.
A quelle ragazzine piene di pensieri, di paure.
Guardo con un sorriso alla me davanti allo specchio.
Imperfetta, ancora piena di paure.
Paure diverse.
Nuove consapevolezze.
Non posso scappare, non posso fuggire da qualcosa che fa parte di me.
Siamo luce.
Siamo ombra.
L'ombra c'è, ma io non ho più paura.
Qualche Foto
Pubblicato da
La Ragazza Che Scriveva Troppo
on mercoledì 4 dicembre 2013
/
Etichette:
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Attesa,
Confessioni,
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Promesse,
Ricordi,
Sentimenti,
Sogni,
Viaggi
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Comments: (0)
Qualche foto.
È ciò che mi ricorda che è tutto vero.
Non è uno dei tanti sogni che ultimamente hanno incominciato
a popolare i miei sonni.
Ci siamo visti, davvero.
Ci siamo riusciti.
Invece ora, davanti ai miei occhi, ci sei tu.
Ancora impresso sulla retina.
Il tuo sguardo allacciato al mio.
Tra i libri.
Davanti alla stazione.
La mia fronte contro la tua.
Un naso conteso.
E qualche foto da riguardare.
Qualche foto per ricordare.
Soprattutto sensazioni.
Soprattutto quella di averti tra le braccia.
Soprattutto quella di non volerti lasciare andare via.
La prossima volta che accadrà.
Quando potrai tornare tra le mie braccia.
Aspettare il momento giusto.
E, anche se i hai attaccato un po’ di influenza, sono
estremamente convinta che ne sia valsa davvero tutta la pena.
Quando Ero Piccola

Quando ero piccola non avevo fretta di crescere.
Sì, insomma, non è
che adoravo il fatto di essere sempre dipendente da qualcuno in tutto e per
tutto, anzi.
Ma, diciamo, ho
sempre visto il lato positivo della cosa.
Ok, non potevo fare
esattamente ciò che volevo, ma i vantaggi che avevo erano di gran lunga
migliori.
Tutta la protezione
da tutto e da tutti.
Non dovermela cavare
da sola.
Mai.
Quando ero piccola
non avevo fretta di innamorarmi.
Sì, insomma, ero
curiosa di sapere cosa si provava ad essere in due.
Ma, diciamo, ho
sempre pensato che ci sarebbe stato tempo.
Tutto il tempo per
poter capire cosa fosse l’amore.
Poterlo sentire,
dare e ricevere.
Sempre.
Quando ero piccola pensavo di essere il centro del mondo.
Sì, insomma, del mio
piccolo mondo fatto da parenti e amici.
Ma, diciamo, ho
capito che le cose non vanno proprio così.
Tutti sono
protagonisti della propria vita.
E nessuno la metterà
mai in secondo piano per te.
Mai.
Quando ero piccola
pensavo esistesse il principe azzurro.
Sì, insomma,
un’unica persona che si ama in tutta la vita, per sempre.
Ma, diciamo, ben presto
ho capito che non funziona più così.
Tutto questo succede
solo nelle favole.
Nella vita bisogna
continuare a cercare.
Sempre.
Sono Forte
Sapete quando è stata la prima volta che mi sono sentita bella?
La prima volta che sono stata lasciata.
Lo so, sembra assurdo.
Avrei dovuto sentirmi peggio.
Brutta.
Non accettata.
Invece io mi sentivo così.
Semplicemente...
Bella.
E, da quel giorno mi sono sentita più sicura.
Più me stessa.
Non sto dicendo che io non sia stata male.
Ma che semplicemente ero migliorata.
Maturata.
E da quel giorno ho imparato molto.
Sì, sono stata lasciata ancora.
Dal ragazzo che amavo.
Una botta.
Ma sapete cosa ho imparato?
Che tutta la dipendenza psicologica che avevo non esisteva.
C'era allora, ma era un'illusione.
Senza di lui ho ricoperto me stessa.
Ho ritrovato il mio equilibrio.
Quello che avevo perso da tempo.
Troppo tempo.
Ho scoperto che da sola sto bene.
Che da sola posso fare tutto.
Sono forte.
E aspettavo solo di capirlo.
La prima volta che sono stata lasciata.
Lo so, sembra assurdo.
Avrei dovuto sentirmi peggio.
Brutta.
Non accettata.
Invece io mi sentivo così.
Semplicemente...
Bella.
E, da quel giorno mi sono sentita più sicura.
Più me stessa.
Non sto dicendo che io non sia stata male.
Ma che semplicemente ero migliorata.
Maturata.
E da quel giorno ho imparato molto.
Sì, sono stata lasciata ancora.
Dal ragazzo che amavo.
Una botta.
Ma sapete cosa ho imparato?
Che tutta la dipendenza psicologica che avevo non esisteva.
C'era allora, ma era un'illusione.
Senza di lui ho ricoperto me stessa.
Ho ritrovato il mio equilibrio.
Quello che avevo perso da tempo.
Troppo tempo.
Ho scoperto che da sola sto bene.
Che da sola posso fare tutto.
Sono forte.
E aspettavo solo di capirlo.
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